L'impronta di carbonio di una birra

L’impronta di carbonio di una birra

Un caffé emette circa 21 grammi di anidride carbonica, e lo stesso vale per un té.
Se la bevanda mattutina, tuttavia, è molto leggera per l’ambiente, lo stesso non si può dire di quelle “serali”. Birra e vino, infatti, hanno impronte di carbonio più importanti, legate a processi produttivi complessi ed energivori. 

Una semplice birra può emettere tra i 300 e i 900 grammi di CO2, a seconda di quanto sia stata prodotta vicina a noi e come viene consumata. Una bottiglia emette più di un boccale, per esempio, perché il trasporto della birra è più efficiente nei fusti e i bicchieri vengono riutilizzati costantemente, cosa che non sempre avviene con i vuoti. 

Per quanto riguarda il vino, secondo calcoli effettuati in Italia una bottiglia di qualità qualsiasi emette circa 1 kg di CO2. Un bicchiere di rosso può essere quindi meno impattante di una birra (200 grammi di CO2).

Ma ora pensiamo alla bevanda per eccellenza, ossia l’acqua: se ragione sulle emissioni legate al suo consumo, possiamo facilmente capire che comprarla in bottiglia è molto peggio che utilizzare quella del rubinetto. Per quest’ultima, infatti, dobbiamo considerare le emissioni legate alla sua estrazione e quelle delle infrastrutture necessarie a portarcela fino a casa; infrastrutture che però funzionano per decine di anni e trasportano quantità enormi d’acqua. D’altra parte, l’acqua in bottiglia genera emissioni aggiuntive per la plastica in cui è trasportata, e per il trasporto continuo e limitato atto a spostarla per migliaia di chilometri. Anche se il materiale delle bottiglie è riciclabile, poi, la sua rilavorazione genera un dispendio di energia che emette altra CO2. 

Considerati questi elementi, l’acqua in bottiglia emette tra le 80 e le 100 volte più anidride carbonica di quella di rubinetto a parità di litri; sempre meglio, però, di bevande come la Coca Cola, per cui la compagnia non rilascia nemmeno dati precisi sull’impronta di carbonio. Forse spera che, finché i consumatori non avranno un numero esatto, possano continuare a credere che l’impatto ambientale di queste bevande sia minimo. 

Insomma, in questo caso diminuire la nostra impronta è piuttosto facile; pensate che ogni bottiglia d’acqua in meno sono quindici gocciole in più da potersi mangiare (climaticamente parlando, ma attenti alla linea!) oppure che da ora potrete abbracciare il vostro lato pigro quando uscite, e scegliere il té al posto di birra e vino spacciando la vostra per grande sensibilità climatica. 

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