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A tavola con il cambiamento climatico: Lo spritz

A tavola con il cambiamento climatico: Lo spritz

Cosa (non) berremo, in futuro, se il cambiamento climatico viene a fare aperitivo con noi. 

illustrazioni di Daniela Goffredo

 

Aperitivo in compagnia… del cambiamento climatico.

Tre parti di prosecco, due parti di un bitter di preferenza e uno spruzzo di acqua di seltz: ecco le inconfondibili proporzioni dello spritz, aperitivo italiano per eccellenza. Chi legge si potrà immaginare nella luce dorata di un tardo pomeriggio di fine primavera a sorseggiarne un bicchiere in compagnia, fra battute e grandi riflessioni, mentre le preoccupazioni del giorno via via si sciolgono. O forse sarà il ghiaccio nel bicchiere a sciogliersi per primo?

Anche lo spritz del dopo lavoro potrebbe essere messo a rischio dal cambiamento climatico, che ha un impatto negativo sugli ingredienti alla base di questa bevanda. In che modo? Lo scopriamo nel secondo articolo della serie “A tavola con il cambiamento climatico”, che ogni mese esplora cosa (non) mangeremo e berremo, in futuro, se il cambiamento climatico si siede a tavola con noi. 

Questa volta tocca allo spritz.

Bollicine in pericolo?

Quando parliamo di Prosecco, ci riferiamo alla denominazione di origine controllata del vino bianco prodotto fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, le cui colline a Conegliano e Valdobbiadene sono parte del patrimonio mondiale dell’umanità secondo l’UNESCO. Il Prosecco si produce quindi in sistemi agricoli con pendenze elevate. È risaputo che l’agricoltura può causare ingenti danni ambientali, e la produzione di Prosecco non è da meno, in quanto può generare elevate concentrazioni di elementi potenzialmente tossici nel suolo e nelle foglie di vite, come i metalli pesanti, e l’erosione del suolo. Le vigne sono le prime a riscontrare gli effetti negativi di quest’ultimo fattore, specialmente nella zona del Mediterraneo. Secondo uno studio dell’Università di Padova, l’”impronta di suolo” modellata su uno scenario convenzionale supera i 3 kg per ogni bottiglia di Prosecco. La domanda di questo prodotto è in crescita e ha portato all’intensificarsi della produzione e quindi del potenziale di erosione del suolo, 31 volte superiore al limite massimo di tollerabilità a livello europeo, soprattutto sui pendii più ripidi. 

 

Oltre all’avere un impatto sugli ecosistemi, i sistemi agricoli con pendenze elevate sono a loro volta minacciati dai cambiamenti climatici e dall’aumento delle zone climatiche aride e tropicali. Nelle proiezioni relative allo scenario di Percorso di Concentrazione Rappresentativo (Representative Concentration Pathway, RCP) 8.5, caratterizzato da alte emissioni di gas serra, le sempre maggiori precipitazioni intense e improvvise potrebbe ulteriormente aggravare la degradazione del suolo e causare fenomeni di smottamento. L’aumentare di altri fenomeni meteorologici, come la grandine, potrebbe allo stesso modo impattare il rendimento delle vigne. Inoltre, l’ampliamento delle zone aride e la siccità nella regione Mediterranea metterebbe a dura prova i sistemi di irrigazione di queste coltivazioni, il cui costo ambientale ed economico è già elevato. 

 

Secondo i dati del 2022 riportati nella rivista Agricultural Systems, il 38% dell’area agricola del Nord-Est dell’Italia è stata colpita da siccità e temperature elevate. Le vigne sono state tra i sistemi agricoli più colpiti, 43% del totale, in particolare nel Veneto e quindi nelle zone del Prosecco. Condizioni simili potrebbero verificarsi sempre più frequentemente giacché si stima che circa i due terzi delle aree agricole su pendenze elevate delle Alpi e degli Appennini sarà soggetto a estati più secche. Questa variazione delle temperature può modificare la fase di maturazione dell’uva e la sua composizione, che è ulteriormente impattata dallo stress idrico, con possibili variazioni del profilo aromatico e impatti sulla qualità del vino.  

 

Presente amaro e futuri incerti

Discutere del bitter più adeguato a uno spritz esula dalla portata di questo articolo, e in ogni caso, le ricette dei due amari più popolari restano in parte segrete. Tuttavia, sappiamo che entrambe richiedono l’uso di genziana, rabarbaro e arance amare. Possiamo quindi considerare questi ingredienti rappresentativi dell’amaro alla base per il nostro spritz.

 

La genziana è ben diffusa nelle regioni temperate e montuose dell’Europa e nell’area Mediterranea – considerata un “punto caldo” dei cambiamenti climatici, cioè un’area dove le temperature sono aumentate più rapidamente rispetto alla media globale, mentre le precipitazioni sono diminuite. Nei futuri scenari di cambiamento climatico, il Mediterraneo diventerebbe sempre più caldo e secco. Come conseguenza dell’aridità estiva, le specie vegetali montane migrerebbero verso l’alto, con le popolazioni periferiche e con una distribuzione ristretta più inclini a estinzioni locali a causa del loro isolamento e della limitazione a habitat marginali. 

 

Questo avrebbe un impatto sulla genziana Lutea, normalmente usata nella produzione degli amari. Secondo uno studio effettuato in Sardegna, dove la pianta è caratterizzata proprio da una popolazione ristretta e sparsa, futuri aumenti di temperatura superiori a 1,7°C e temperature invernali non sufficientemente fredde porterebbero a una drastica riduzione del numero di giorni con una temperatura adatta per interrompere la dormienza dei semi, con una conseguente riduzione nella germinazione. Anche piante perenni come il rabarbaro hanno bisogno di un periodo di dormienza invernale e potrebbero quindi soffrire gli inverni più miti.

 

Non è stato possibile reperire molti dati sulle arance amare nello specifico. Le arance vengono però usate anche per arricchire lo spritz e la loro produzione risente del cambiamento climatico. Secondo uno studio del 2021, fattori come la siccità e le ondate di calore hanno un impatto significativo sugli alberi di agrumi che, in risposta, riducono la traspirazione e accumulano composti osmoprotettivi. Tuttavia, questi meccanismi di adattamento hanno un costo per le piante, poiché diminuiscono la capacità di fotosintesi e l’assimilazione di CO2. 

Gli stress generati da fattori ambientali estremi come la siccità possono quindi causare perdite qualitative e quantitative nella produzione degli agrumi, poiché generano cambiamenti a livello anatomico, biochimico, fisiologico e genetico che compromettono la crescita, lo sviluppo e la riproduzione di queste piante. È più probabile che i frutti cadano prematuramente o che abbiano dimensioni ridotte e bucce più sottili, aumentando il rischio di danni durante il trasporto. I cambiamenti climatici aumentano anche la probabilità di brevi episodi di gelo e di piogge torrenziali, entrambi in grado di inibire la crescita degli agrumi. 

 

In futuro, nella regione Mediterranee, le piante di agrumi, che già richiedono un grande apporto idrico, avrebbero sempre maggior bisogno di essere irrigate. Ciò comporterebbe una maggiore pressione sugli acquiferi e la salinizzazione dell’acqua, soprattutto nelle aree costiere. L’uso di acqua salinizzata per irrigare porta alla degradazione del suolo e riduce la germinazione e la crescita degli agrumi, generando potenzialmente un circolo vizioso di impoverimento delle risorse idriche, degradazione del terreno, e minor produttività e resa.

 

Gli impatti negativi del cambiamento climatico sono qui ed ora

Dagli studi analizzati per provare a far luce sull’impatto del cambiamento climatico sullo spritz, emergono gli impatti negativi che la siccità, le temperature elevate e gli eventi climatici estremi hanno già avuto sulla produzione vinicola, agricola e sulla germinazione delle piante legate a questo aperitivo. Ci si può aspettare che tali impatti si accentuino in un futuro che, secondo le proiezioni scientifiche, sarà globalmente sempre più caldo e caratterizzato da eventi meteorologici estremi. Questo ci ricorda che gli effetti del cambiamento climatico non sono una realtà distante nel tempo e nello spazio, ma sono già visibili e in grado di influenzare profondamente le nostre tradizioni alimentari e riti quotidiani come quello dell’aperitivo

  • Verdiana Fronza

    Verdiana è attualmente in Perù per un servizio civile presso la FAO, dove segue progetti di sviluppo rurale e azione climatica. In passato si è occupata di politiche europee e sistemi alimentari.

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