In the Fulani village of Hore Mondji, located in southern Mauritania on the banks of the Senegal River, a women's cooperative uses solar energy to operate the borehole that supplies water to the market garden. A project piloted by UNICEF in partnership with local authorities.

In a country heavily impacted by drought and welding periods, solar energy represents an inexhaustible source of energy for the production of fruits, vegetables and aromatic plants (such as okra, carrots, mint, peppers, eggplants or tomatoes) for local consumption as well as for sale in the markets of neighboring towns.

The women of the cooperative thus have a regular income as well as a rich variety of fruits and vegetables that promote dietary diversification and the well-being of their children.

Agricoltura e fotovoltaico sono in competizione per il suolo?

Agricoltura e fotovoltaico sono in competizione per il suolo?

Mentre il PNRR stanzia oltre 1 miliardo di Euro per lo sviluppo dell’agrovoltaico, gli agricoltori lanciano una petizione “contro i pannelli solari mangia suolo”. Breve quadro della situazione italiana.

di Viola Ducati

 

Dall’inizio del conflitto russo-ucraino alla crisi climatica si è aggiunta una grave crisi energetica che rischia di mettere in secondo piano gli impegni italiani per la decarbonizzazione. Oggi, di conseguenza, investire sulle fonti di energia rinnovabile è tanto più urgente e cruciale, non solo per realizzare la transizione verde, ma anche per costruire una politica di diversificazione e progressiva autonomia energetica. All’interno di questo quadro ambientale, economico e politico, l’agrovoltaico ha guadagnato una crescente visibilità presso i decisori politici e l’opinione pubblica. 

 

Questa tecnologia, che combina le coltivazioni agricole con la produzione di energia elettrica, sembra promettere di risolvere molti dei problemi italiani. Secondo i suoi sostenitori l’installazione di impianti agrovoltaici su larga scala consentirebbe di dare slancio alla produzione di elettricità solare favorendo nel contempo l’ammodernamento e la competitività degli impianti agricoli. In questo modo sarebbe possibile ridurre i costi energetici del settore agricolo, il cui impatto sul clima in termini di emissioni di gas serra è massiccio. 

 

I dubbi, tuttavia, non mancano: buona parte del settore agrario denuncia il rischio di aumentare il consumo di suolo agricolo; le amministrazioni locali e i cittadini, invece, temono che gli impianti solari possano deturpare il paesaggio in maniera permanente, causando danni materiali e immateriali difficili da prevedere sul lungo periodo. Più voci, infine, si sono levate contro il pericolo di speculazioni dei grandi gruppi industriali a scapito delle piccole e medie imprese agricole. Se installare pannelli diventerà più redditizio che coltivare i campi, infatti, pochi grandi investitori potrebbero accaparrarsi le terre per impiantare “monocolture” di energia. Il dibattito è vivace e non mancano le polarizzazioni. Come orientarsi? Ecco alcuni dati per provare a leggere la situazione attuale.

 

Una vecchia idea in cerca di nuove applicazioni

L’agrivoltaico non è una scoperta recente. L’idea di integrare sullo stesso terreno produzione elettrica e agricola fu proposta per la prima volta nel 1982 dal fisico tedesco Adolf Goetzberger, fondatore del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems (ISE). L’intuizione di partenza era semplice ma decisiva: l’espansione del fotovoltaico avrebbe aumentato il consumo di suolo agricolo, una risorsa finita, fondamentale per la fornitura di servizi ecosistemici e già sottoposta alla pressione dell’espansione urbana.

 

Da qui la necessità di creare impianti in grado di coesistere con le colture. Nei decenni successivi questa tecnologia è stata sperimentata in molti Paesi diversi, dando buoni risultati soprattutto nelle aree climatiche sub-tropicali e sub-aride. In Italia, a muovere i primi passi è stata Enel Green Power, che nel 2021 ha lanciato un programma di dimostrazioni in Spagna, Italia e Grecia. Nel maggio dello stesso anno è stato pubblicato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che contiene precisi riferimenti allo sviluppo dell’agrovoltaico. Sostenuta anche dalla nuova Politica Agricola Comune 2023-2027, questa tecnologia è tornata con forza sotto i riflettori.

 

Le misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Che cosa dice il PNRR riguardo all’agrivoltaico? Il tema è trattato in due distinte sezioni del documento, all’interno della macroarea “Missione 2: rivoluzione verde e transizione ecologica”. Nella prima, intitolata “Parco Agrisolare” (componente 1, investimento 2.2), vengono stanziati 1,5 miliardi di Euro per realizzare impianti fotovoltaici sui tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. Con questa misura, quindi, il suolo non verrà toccato: i pannelli saranno installati su coperture già esistenti, con l’obiettivo di abbassare i costi energetici della produzione alimentare. I tetti di stalle, fienili, serre e capannoni, tuttavia, non bastano.

 

Per raggiungere i 30 GW di nuova potenza installata da fotovoltaico previsti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC), infatti, è necessaria una superficie che le sole coperture non sono in grado di fornire. Tenendo conto dei numerosi vincoli – artistici, paesistici, fisici, proprietari, civilistici, ecc. – a cui molte superfici sono soggette, è probabile che solo il 58% degli impianti potrà essere installato su coperture. Per il restante 42%, dunque, entra in gioco il fotovoltaico a terra. La sezione intitolata “Sviluppo agro-voltaico” (componente 2, investimento 1.1) prova a rispondere a questa sfida: 1,1 miliardi sono destinati allo sviluppo di impianti agrovoltaici di medie e grandi dimensioni. L’obiettivo per il 2030 è di mettere a regime una capacità produttiva di 1,04 GW, riducendo al contempo le emissioni di gas serra prodotte dal settore agricolo di circa 0,8 milioni di tonnellate di CO2. Una cifra piccola – tenendo conto che l’Italia produce annualmente più di 418 milioni di tonnellate di CO2eq – ma comunque importante.

 

Fig. 1: Distribuzione regionale del numero degli impianti fotovoltaici a fine 2020. 

Fonte: Rapporto statistico Solare Fotovoltaico 2020 GSE. Il fotovoltaico è un settore con un ampio margine di crescita, soprattutto nel Centro e Sud Italia. Per questa ragione il 40% delle risorse dell’intervento “Parco Agrisolare” del PNRR è riservato a Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. 

 

Molti vantaggi e qualche rischio: perché investire su questa tecnologia?

La forza dell’agrovoltaico è la sua capacità di “raccogliere il sole due volte”: da fonte energetica contesa, la luce solare diventa una risorsa condivisa tra pianta e pannello, a beneficio di entrambi. Le colture, infatti, possono migliorare la resa delle celle fotovoltaiche, riducendo la presenza di polvere, rinfrescando l’aria in prossimità dei pannelli e aumentando l’albedo (la frazione di luce riflessa dal suolo), a vantaggio dei pannelli bifacciali.

 

I pannelli, a loro volta, mantengono l’umidità del terreno, permettono il recupero dell’acqua piovana, riducono l’erosione e la perdita di materia organica del suolo, proteggono i prodotti agricoli da eventi atmosferici estremi e, in climi mediterranei come quelli del Sud Italia, ottimizzano l’ombreggiamento delle colture. Per ottenere questi risultati, però, servono molta tecnologia e molta progettazione. Servono sensori per valutare il microclima delle colture, sistemi di automazione per orientare i pannelli o modificarne il livello di trasparenza, e, soprattutto, molti dati.

 

È dunque un limite o una risorsa? Per le aziende, passare all’agrivoltaico potrebbe essere l’occasione per innovare il proprio modo di produrre, orientandosi verso un’agricoltura di precisione. In questo modo l’intero settore agricolo potrebbe migliorare non solo la propria sostenibilità energetica, ma anche quella economica, diventando più attrattivo dal punto di vista occupazionale. Oggi, a fronte della continua riduzione delle superfici coltivate (-3.134 ettari tra il 2019 e il 2020), l’agrovoltaico potrebbe contribuire al rilancio dell’intero settore.

 

Non tutti, però, sono d’accordo. A luglio 2021 Coldiretti Giovani, la sezione giovanile della principale organizzazione agricola nazionale, ha lanciato la petizione “Sì all’energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo”, che ha raccolto più di 100mila firme. “La terra non è un bene replicabile; occuparla con i pannelli fotovoltaici equivale a cancellare il cibo del nostro territorio dalle tavole degli italiani”, ha dichiarato Ettore Prandini, presidente Coldiretti. Questi timori sono condivisi anche da una parte del mondo accademico e politico, che chiede da tempo una legge contro il consumo di suolo. In assenza di un quadro normativo chiaro, infatti, c’è il rischio che i finanziamenti del PNRR finiscano per accelerare l’attuale trend di consumo, in contrasto con gli obiettivi di sviluppo sostenibile che l’Italia si è data per il 2030.

 

Fig. 2: Scenari di consumo di suolo in Italia (km2 di suolo consumato a livello nazionale al 2050). 

Fonte: elaborazione ISPRA.

 

Infine, benché le misure previste dal PNRR siano conformi al principio Do No Significant Harm (DNSH) stabilito dal piano Next Generation EU, l’installazione di impianti agrovoltaici su larga scala potrebbe arrecare un danno paesaggistico permanente. L’agrovoltaico dovrà quindi essere “disegnato” come parte integrante del paesaggio, facendo lo sforzo di immaginare nuove soluzioni e coinvolgendo il più possibile gli abitanti dei territori interessati. 

 

L’Italia sarà in grado di affrontare questa sfida? L’agoivoltaico potrà essere un’effettiva risorsa per l’agricoltura? Serviranno norme stringenti per evitare che i finanziamenti del PNRR vengano utilizzati a fini speculativi. Lo sviluppo dell’agrovoltaico dovrà essere guidato, per evitare che prevalga un approccio industriale alla risorsa suolo. La terra è preziosa, è poca e ci serve per molti scopi diversi: prima la proteggiamo in modo condiviso, prima evitiamo di entrare in conflitto per il suo uso.

 

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