Alpi in fiamme. Incontro con Sofia Farina e Michele Argenta
Grafiche di Isabel Rasotto
In questa sesta uscita parliamo di Alpi. Vedendole spesso innevate, dalla “grande pianura”, o non vedendole nemmeno, non è immediato pensare che queste nostre montagne siano “in fiamme”. Con questo titolo tra il drammatico e il provocatorio, però, Sofia Farina e Michele Argenta, accompagnati dalle illuminanti grafiche di Stefano Gaio, ci mettono la pulce nell’orecchio. “Come sono in fiamme? In che senso?”. Leggendo il loro libro, si scopre presto che a minacciarle non sono “solo” gli incendi ma tutti i sintomi della crisi climatica che affligge il pianeta, anche quelli più inimmaginabili. Pagina dopo pagina, si percepiscono in modo tangibile i rischi che corrono le Alpi e, allo stesso tempo, l’urgenza appassionata con cui gli autori desiderano comunicarlo a tutti.
Il loro è un testo dal doppio valore, capace di trasmettere nozioni e sentimenti, senza che le prime siano intaccate dai secondi, e viceversa. Il terzo valore, aggiunto, sono le illustrazioni che completano, arricchiscono, a volte spianano la strada di fronte a concetti “in salita”. In uno spazio dedicato a volumi in cui la crisi climatica è tra le righe e arriva al cuore del lettore, non poteva mancare questo, presentato dai suoi stessi autori.
Se sono “ in fiamme”, non sono così immutabili come crediamo, queste Alpi? Proviamo a spiegare cosa sta accadendo loro, le principali minacce?
Contrariamente al loro aspetto imponente e massiccio, purtroppo, è proprio così: le Alpi non sono immutabili, anzi, sono in continuo cambiamento, che oggi è particolarmente rapido a causa del surriscaldamento globale. Ciò che sta succedendo alle montagne, hotspot del cambiamento climatico, è proprio quello che abbiamo voluto raccogliere in questo testo, in cui abbiamo cercato di raccontare, in modo più chiaro possibile, le principali minacce che le terre alte, e chi le abita, stanno subendo. Gli impatti più evidenti sono anche quelli più noti: l’arretramento dei ghiacciai, lo sconvolgimento dei cicli idrologici, l’instabilità determinata dalla degradazione del permafrost, la modifica dei cicli di precipitazione, in termini di siccità estive ma anche di carenza di neve. Ma gli effetti delle temperature elevate non si fermano qui, e non si fermano ai soli ecosistemi montani: parliamo degli effetti sull’agricoltura, sull’allevamento, sulla produzione di energia elettrica, sulla salute umana. Abbiamo voluto creare un testo che contenesse un quadro generale dei diversi livelli di crisi che si sovrappongono quando si considera l’ambiente montano, per capire come questi interagiscano tra loro e come affrontarli.
Da cosa deriva secondo voi questa idea di immutabilità e come provare a diffondere maggiore consapevolezza di ciò che questi ambienti stanno rischiando?
Dall’aspetto che hanno le montagne, enormi cattedrali di roccia, che dall’alba dell’umanità incutono timore e paura in chi le abita. Ma anche dal fatto che solo una frazione della popolazione italiana vive a stretto contatto con le terre alte, e ne può apprezzare i rapidi cambiamenti nel corso della propria esperienza quotidiana. Eppure tutti e tutte dipendiamo, in un modo o nell’altro, delle conseguenze che poi questi cambiamenti hanno a valle. Il primo passo per diffondere una consapevolezza maggiore di ciò che questi ambienti rischiano e per stimolare interesse (personale e politico) sulla loro protezione, è far comprendere le strette connessioni che ci sono tra le montagne e il resto del territorio italiano, in termini di risorse, come l’acqua e l’energia, di servizi ecosistemici e non solo.
Quale ruolo giocano i dati e la data visualization nella comunicazione della crisi climatica? Spesso i dati vengono usati anche dai negazionisti a supporto delle loro tesi… come la mettiamo? Una sfida!
Questo lavoro nasce anche come una riflessione sulla comunicazione della scienza e della crisi climatica, sulla disinformazione e sui suoi strumenti amplificatori, di cui parliamo approfonditamente nel primo capitolo. I dati rappresentano la principale arma per combattere la disinformazione; è la loro interpretazione o rappresentazione che può essere fuorviante (come accade, appunto, nel caso del negazionismo climatico). Per questo motivo il libro si pone anche come uno strumento di educazione alla lettura del dato, al controllo della sua fonte, e soprattutto di debunking delle fake news sul clima e la montagna. La data visualization, a nostro avviso, è un elemento imprescindibile quando si parla di crisi climatica, perché permette di comprendere in modo più immediato i numeri che popolano i report e gli articoli scientifici che ci raccontano l’evoluzione del clima e delle montagne, anno dopo anno.
Come è nato questo libro e come mai in tre?
Questo libro nasce dagli anni di attivismo climatico di Sofia e Michele, dalla loro esperienza nella comunicazione della scienza del clima (e tutto ciò che dal clima dipende) e dalla necessità di raccogliere tante informazioni frammentate e confuse in un unico prodotto editoriale di facile consultazione. L’abbiamo pensato quasi come un “bignami” per attivisti climatici, per avere i dati alla mano e le risposte pronte per controbattere le tesi negazioniste. Stefano, poi, ci è sembrato la persona perfetta per dare una veste graficamente accattivante alle nozioni scientifiche: infatti, è un graphic designer, ma anche una guida di media montagna, un forte rocciatore, e un conoscitore e frequentatore assiduo delle terre alte, come gli autori.
Nel lavorare su crisi climatica e Alpi, c’è qualcosa che vi ha sorpreso? (Sia in bene che in male)
È un tema su cui ci confrontiamo da tanto tempo, quindi era difficile trovarsi sorpresi. Abbiamo pensato di scrivere un libro proprio per raccogliere in un unico, comodo, prodotto tutte le nozioni che abbiamo scoperto e raccontato negli anni. Sicuramente, addentrandosi nella materia, ci siamo resi conto della vastità dei settori – anche dell’attività umana – impattati dal surriscaldamento delle terre alte: basti pensare a fenomeni come lo sviluppo di nuove fito-patologie che colpiscono i raccolti nelle vallate, o l’aumento insostenibile delle zecche e di altri parassiti…
Un aneddoto particolare del backstage?
La struttura del libro, le sue sezioni e i suoi contenuti, sono evoluti insieme a noi nel corso della scrittura e man mano che passavano i mesi di lavoro per L’AltraMontagna, il quotidiano dedicato alle terre alte su cui sia io (Sofia) che Michele scriviamo, e che con la comunicazione sui social e con gli eventi dal vivo ci ha permesso di comprendere sempre meglio quali sono le domande che le persone hanno, quali sono le curiosità, i temi più “scottanti” e quelli in cui dilaga maggiormente la disinformazione.
Che reazioni sta suscitando il libro e quali desiderate susciti?
Le reazioni che abbiamo ricevuto finora sono molto positive, e ne siamo felici! Speriamo che diventi un manualetto per i compagni attivisti di montagna (e non solo), che permetta di combattere la disinformazione, nel piccolo dei contesti in cui ci sentiamo in grado di affrontarla. Speriamo anche che diventi una “scusa” per parlare di questi temi in diversi contesti, montani e non, e sicuramente che susciti interesse nella comunità delle “sentinelle” delle terre alte, i rifugisti, le guide alpine e gli operatori del territorio.



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