Antropocene

Benvenuti nell’Antropocene

Benvenuti nell’Antropocene

L’alba di un’epoca dominata dall’uomo 

immagine di Daniela Goffredo

 

Immaginate il mondo tra un centinaio di milioni di anni.

Immaginate, per assurdo, che quel mondo sia ancora abitato dagli esseri umani, e che esista ancora la professione del geologo. Immaginate ora il geologo intento ad analizzare rocce antichissime, che risalgono ad un centinaio di milioni di anni addietro, ovvero all’epoca in cui viviamo. Quel geologo sarà in grado di rilevare facilmente la nostra presenza, perché di noi nella pietra troverà molte tracce. Troverà frammenti di plastica e cemento, di carbone ed elementi radioattivi. Anche se la memoria del mondo dovesse essere andata perduta, quel geologo sarebbe in grado di stabilire che, a cavallo tra il secondo e il terzo millennio dopo Cristo, l’uomo calcava avidamente la superficie della Terra.

 

Cos’è l’Antropocene

I quattro miliardi e mezzo della storia geologica della Terra sono divisi in eoni, che si suddividono poi ulteriormente in ere, periodi ed epoche. Ad oggi, la Commissione Internazionale di Stratigrafia classifica l’epoca in cui viviamo come Olocene, l’ultima parte del periodo Quaternario dell’era Cenozoica. L’Olocene è iniziato al termine dell’ultima fase glaciale della Terra, nota anche come glaciazione di Würm, circa 11.500 anni fa. All’interno dell’Olocene si è svolto l’intero sviluppo storico della civiltà umana, che nel senso comune inizia con la scoperta dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa.

 

Il termine Antropocene fu utilizzato per la prima volta negli anni Ottanta dal biologo Eugene Stroemer, ma ha cominciato a farsi strada nel dibattito scientifico ed intellettuale soprattutto dall’inizio del nuovo millennio. L’iniziatore fu il Nobel per la chimica Paul Crutzen, il quale, durante un convegno sulla biosfera, annunciò che per quanto lo riguardava l’Olocene era da considerarsi concluso, e che si era entrati in una nuova epoca geologica della Terra: l’Antropocene. Come scritto nel nome, in questa nuova epoca è l’uomo a rimodellare la Terra, modificandone i sistemi fondamentali e di conseguenza ottenendo un’influenza decisiva sull’ecologia globale.

 

La comunità scientifica ne sta discutendo. L’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche, così come la Commissione Internazionale di Stratigrafia, non hanno ancora ufficialmente approvato il termine. Quest’ultima, però, ha istituito nel 2009 l’Anthropocene Working Group (AWG), un gruppo di lavoro che nell’ultimo decennio ha lavorato per capire se ci fossero i presupposti per parlare di una nuova epoca geologica. Il riscontro è stato positivo: lo scorso maggio l’AWG ha deciso che nel 2021 proporrà formalmente alla Commissione Internazionale di Stratigrafia di aggiungere l’Antropocene all’interno della storia della Terra. L’inizio della nuova era potrebbe coincidere con la metà del ‘900, il momento dal quale, secondo l’AWG, è possibile individuare nelle rocce la presenza di radionuclidi provenienti dalla detonazione della prima bomba atomica della storia.

 

Determinare l’esistenza dell’Antropocene e stabilirne l’inizio è importante perché, in un certo senso, crea una narrativa su chi siamo, cosa stiamo facendo e cosa stiamo sbagliando, e su che tipo di azioni devono essere portate avanti per modificare eventualmente i nostri comportamenti. Su questa controversia – sulle cause originarie dell’Antropocene – si impernia uno dei più complessi dibattiti culturali del nostro tempo.

 

C’è chi individua l’inizio dell’Antropocene nella rivoluzione agricola, che cambiò per sempre la superficie delle terre emerse. C’è chi parla della rivoluzione scientifica o della rivoluzione industriale del ‘700, che strappò i primi blocchi di carbone dalle viscere della Terra. In molti concordano con l’AWG nel localizzare la data d’inizio della nuova epoca attorno alla metà del XX secolo, non tanto per la fissione dell’atomo quanto per l’inizio della “grande accelerazione”, fase storica caratterizzata da un’esponenziale crescita demografica e dell’abnorme aumento nell’utilizzo di combustibili fossili. Tuttavia, esiste un punto su cui tutti gli studiosi e i teorici dell’Antropocene concordano: l’uomo è diventato una forza geologica in grado di modificare i sistemi del pianeta.

 

L’uomo come forza geologica

I dati che dimostrano inequivocabilmente l’impatto dell’uomo sulla Terra sono tanti che forse non basterebbe un libro intero per parlarne in maniera esaustiva. Come una forza ecologica o geologica, come e più di un fiume o di un mare o di un terremoto, abbiamo modificato tra il 50% e il 75% della superficie terrestre nel tentativo di far spazio ai campi e costruire città, ed abbiamo estratto metalli preziosi e combustibili fossili dal suolo – solo con l’attività mineraria, muoviamo più sedimenti di tutti i fiumi del mondo messi assieme.

 

Abbiamo trasformato la composizione chimica dell’acqua e il corso dei fiumi, poi li abbiamo cementificati allo stesso modo in cui abbiamo cementificato le coste, facilitando l’erosione del suolo. Rappresentiamo il 90% degli animali di grossa taglia (cioè, più grandi di un pollo) mentre delle altre specie animali abbiamo condotto all’estinzione l’80%. Dominiamo il 90% degli ecosistemi della Terra. In molti casi, abbiamo oltrepassato i limiti ecologici del pianeta, e siamo innanzi a una crisi sistemica.

 

Eppure, non c’è esempio più evidente dell’impatto dell’uomo sulla Terra delle alterazioni biogeochimiche, come il ciclo del carbonio. Secondo Creutzen, che è in origine un chimico dell’atmosfera, negli ultimi cento anni abbiamo raddoppiato il livello di metano nell’atmosfera e aumentato del 30% il livello di concentrazione di anidride carbonica, che ha ormai stabilmente superato le 410 ppm, un livello mai raggiunto in oltre 400mila anni. Ciò che ha sconquassato il ciclo del carbonio, inevitabilmente, è l’aumento di emissioni di gas serra da noi generato. Anche se la plastica e il cemento stanno asfissiando il pianeta, se oggi smettessimo di produrne, verrebbero smaltiti nel giro di qualche migliaio di anni. Non è lo stesso col ciclo del carbonio: le alterazioni che abbiamo generato saranno rintracciabili nella roccia per milioni di anni. Le conseguenze sono quelle che conosciamo col nome di cambiamenti climatici

 

Il clima è sempre cambiato nel corso della lunga storia della Terra. Tuttavia, nell’Antropocene per la prima volta è l’uomo a cambiare il clima, e questo fa tutta la differenza del mondo. Non solo perché la velocità alla quale lo stiamo modificando è di gran lunga maggiore dei cambiamenti climatici legati ad eventi geologici o astronomici, che avvengono nel corso di centinaia di migliaia di anni. Il punto è che, se gli esseri umani non sono solo soggetti alle leggi naturali, ma possono modificarle, allora ci troviamo davvero di fronte ad una nuova epoca, quantomeno della storia della civiltà dei Sapiens. In questa nuova epoca dominata dall’uomo, di cui abbiamo già intravisto l’alba, l’uomo ha delle nuove responsabilità etiche, politiche e sociali. Ma ha anche la straordinaria opportunità di poterla esplorare, capire, e plasmare. È per questo che cominciamo a parlarne su Duegradi.

 

Benvenuti nell’Antropocene.

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