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Aree Marine Protette: una medicina per il Mare contro il cambiamento climatico

Aree Marine Protette: una medicina per il Mare contro il cambiamento climatico

Proteggere il mare non significa soltanto salvaguardarne biodiversità ed ecosistemi, ma garantire sicurezza a milioni e milioni di persone.

di Erika Stellini

Le Aree Marine Protette sono un vero e proprio “patrimonio blu” dal valore inestimabile, grandissime alleate nella lotta contro i cambiamenti climatici e contro la perdita di biodiversità, oltre che essere fonte di economia, sussistenza e turismo sostenibile per l’uomo. Peccato che su un’area complessiva di 360.700.000 km², l’oceano sia protetto solo per il 7,56%. E non va molto meglio al nostro Mediterraneo.

 

Diamo i numeri 

Il nostro Pianeta è ricoperto dal 70,8% da acqua e, di questa, il 97% rappresenta l’oceano, fonte essenziale di vita, sostentamento e bellezza. L’enorme velo blu che ricopre la nostra Terra è in grado di essere fonte di lavoro e sussistenza per oltre 4.3 miliardi di persone, assorbire il 30% dell’anidride carbonica prodotta e restituire oltre il 50% di ossigeno da poter respirare: in questo modo, l’oceano è motore e regolatore del clima adatto alla nostra sopravvivenza sul Pianeta.

 

Invece di ringraziare dell’enorme regalo che l’oceano ci dona in cambio dei nostri sempre più alti livelli di anidride carbonica che riversiamo nell’atmosfera, abbiamo deciso di combinare un guaio, creando un problema non indifferente: stiamo facendo venire la febbre al Pianeta, oceano compreso.

 

La Terra, infatti, si sta riscaldando: in particolare, la critosfera – l’insieme di ghiacci presenti sul nostro Pianeta – si sta riducendo e il livello dell’oceano si alza a ritmi mai registrati prima: dal 1900, il livello medio globale del mare è aumentato tra i 16cm e i 21cm. Per l’oceano, un pianeta più caldo significa perdita di ossigeno, diminuito tra l’1% e il 2% rispetto al secolo scorso; aumento dell’acidificazione, con il 16% in più di acidità rispetto ai livelli pre-industriali, percentuale destinata ad aumentare fino al 160% entro fine secolo se non venissero prese misure di tutela; e ondate di calore marine sempre più frequenti e intense, che causano la migrazione di specie animali tropicali in luoghi in cui prima erano assenti, provocano lo sbiancamento e la successiva morte dei coralli e sono fonte di cambiamenti degli habitat marini.

 

Senza l’adozione di strategie e misure di adattamento, si assisterà sempre più a eventi estremi che coinvolgeranno le comunità costiere, provocando conseguenze negative per la sicurezza alimentare, il turismo, l’economia e la salute. In poche – e brutte – parole, l’oceano sta diventando pian piano inospitale alla vita.

 

Aree Marine Protette: la cura che rende resiliente il Mare

Per combattere il cambiamento a cui è soggetto il mare esistono alcune medicine che, se somministrate per tempo, possono aiutarlo a riprendersi dalla brutta influenza che gli abbiamo fatto prendere a causa delle nostre cattive abitudini. Se l’oceano, nella sua totalità, è protetto solo per il 7,56%, non va molto meglio al Mar Mediterraneo, che con un’area di 2.500.000 km² conta meno del 9,68% di superficie protetta a vario titolo. Proteggere il mare non significa soltanto salvaguardarne biodiversità ed ecosistemi, ma vuol dire garantire sicurezza a milioni e milioni di persone.

 

Per poter continuare il suo compito, il mare deve, però, godere di buona salute: la sua resilienza, definita come capacità di riprendersi in seguito a momenti di criticità, dipende proprio dallo stato in cui versa. È qui che entrano in gioco le Aree Marine Protette (AMP), tratti di mare che comprendono la colonna d’acqua, i fondali e le coste adiacenti, create per tutelare le specie che abitano la zona e regolamentate al fine di assicurarne la sostenibilità. Prima dell’istituzione di queste aree da parte del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e regolamentate con la Legge n. 979/82 (Art.25), esistevano le Aree Marine di Reperimento, antenate delle Aree Marine Protette, ma non gestite in maniera sostenibile e attenta.

 

Le AMP sono costituite da tre differenti zone: la “zona A” – anche detta “di riserva integrale” – è il cuore pulsante dell’area, nella quale è vietata ogni attività, comprese balneazione e transito, se non a scopo di controllo; la “zona B”- o “di riserva integrale” – è un’area cuscinetto all’interno della quale si trovano vincoli minori e in cui sono consentite attività come immersioni, balneazione e transito, purché avvengano nel completo rispetto delle specie e dell’habitat, ma non è consentita la pesca invasiva; la “zona C” – chiamata anche “di riserva parziale” –, in cui avviene il graduale allontanamento dal cuore dell’AMP e nella quale sono consentite attività come la pesca sportiva e il transito di imbarcazioni a motore.

 

Fonte img: ohga!

 

Numerosi studi hanno rivelato come le AMP siano essenziali per il recupero degli ecosistemi marini, la protezione e la conservazione della biodiversità, e la tutela degli habitat in pericolo: in particolare, all’interno di queste zone, è stato studiato un aumento del 23% della biodiversità. In aggiunta, non essendo le specie che abitano le AMP vincolate ai confini dell’area, gli effetti positivi della tutela delle zone protette ricadono anche sui tratti di mare adiacenti: più fauna e flora si sviluppano nelle AMP, più queste stesse specie saranno in grado di evadere i confini per abitare le vicinanze, ripopolando anche queste.

 

Oggi, grazie all’efficace gestione delle aree da parte di enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni, all’interno delle AMP il mare torna nel pieno delle sue forze e riesce a reagire a stress globali come i cambiamenti climatici, poiché gli vengono restituite le caratteristiche utili per formare un sistema virtuoso e resiliente.
 

I vantaggi delle Aree Marine Protette

Nel 1992, quando il 2020 sembrava ancora molto lontano, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che vedono in questo mare fonte di sussistenza, lavoro e turismo, si sono impegnati a salvaguardare e proteggere almeno il 10% del Mediterraneo entro i 28 anni a venire, firmando la Convenzione sulla Diversità Biologica. Pochissimi di essi sono riusciti nell’obiettivo e, ad oggi, c’è ancora molto da fare.

 

È innegabile, però, l’immenso aiuto che le AMP danno al nostro mare e all’intero ecosistema terrestre: come già detto, conservando biodiversità e habitat, le Aree Marine Protette aumentando la resilienza del mare. Oltre a questo, aiutano a mantenere le economie locali e promuovere lo sviluppo sociale e sostenibile delle zone. Un esempio di quest’ultimo caso proviene proprio dall’Italia, in particolare dalla pugliese Area Marina Protetta di Torre Guaceto: qui, inizialmente, i pescatori locali erano parecchio scettici all’idea dell’imposizione del divieto di ogni pratica di pesca per 4 anni, a causa dell’ingente perdita di biodiversità dovuta alla sovrappesca e alla creazione di stock ittici.

 

Successivamente, dopo aver studiato il ripopolamento delle specie, è stata reintrodotta la possibilità di pesca a livello professionale e per i locali l’importanza della salvaguardia dell’Area è diventata fondamentale. Aggiunta alle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM), oggi pescatori e locali partecipano attivamente alla gestione e alla salvaguardia dell’Area, che ha registrato un aumento della popolazione ittica del 400%.

 

Torre Guaceto (BR) – Foto dell’autrice

 

Le Aree Marine Protette in Italia

In Italia il patrimonio marino protetto conta 228.000 ha di mare e 700 km di coste: le Aree Marine Protette istituite sono 27 – distribuite da nord a sud lungo tutta la penisola -, affiancate da 2 Parchi Sommersi – entrambi in Campania, il Parco Sommerso di Baia e quello di Gaiola – e dal Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini – Pelagos, situato al largo delle coste di Francia, Italia e Principato di Monaco, che ne condividono la tutela.

 

Quest’ultimo, nel 2002 è stato riconosciuto come ASPIM – come anche la già citata APM di Torre Guaceto e altre 9 aree italiane -, poiché all’interno dei suoi 87.500 km² i tre paesi che lo tutelano hanno promosso iniziative di studio e monitoraggio dei fondali. Le ricerche hanno dimostrato che il Santuario è dimora del 18% delle specie marine di tutto il mondo e comprende dodici specie di cetacei, quali il capodoglio, il delfino, il tursiope, la stenella striata e la balenottera comune. Come nelle AMP, anche nel caso del Santuario Pelagos i cetacei abitano anche gli habitat circostanti all’area, e sono stati avvistati fino alle isole Baleari, al Golfo del Leone e nel nord della Sardegna.

 

 

 

 

Un mare sano significa un mare in forza e vitale che, anche se sottoposto a stress esterni, sia in grado di reagire in modo efficace alle trasformazioni. La lotta al cambiamento climatico passa anche tra le onde del mare, che fino ad ora è stato in grado di riparare i danni che sono stati commessi, senza mai chiedere nulla in cambio: forse è arrivato il momento di agire per ringraziarlo e cominciare con l’istituzione e la cura delle Aree Marine Protette può sicuramente essere un primo e importante passo.

 

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