LPSI 3-5 (1)

L’attivismo climatico non può permettersi di sbagliare. E questo non è giusto.

Le parole sono importanti è una rubrica mensile sugli ecosistemi del linguaggio che abitiamo e dentro i quali parliamo del nostro presente. Nasce dalla constatazione di un’ambiguità: oggigiorno chiunque voglia agire o trovare soluzioni ai cambiamenti climatici ha a disposizione una quantità enorme di materiale – tra informazioni, ricerche in corso ed evidenze scientifiche – eppure si ha sempre la sensazione di attraversare mari agitati e ostili, dove tutto e il contrario di tutto si mescola in continuazione. Questa rubrica cerca di offrire una bussola per orientarsi tra le più comuni mistificazioni, fallacie logiche e distorsioni utilizzate da chi ha interesse a inquinare la comprensione del nostro presente. Perché l’epoca in cui viviamo è un’epoca di cambiamenti del clima, ma anche le parole che usiamo per raccontarli stanno cambiando. 

 

In questo terzo numero di Le parole sono importanti parleremo di attivismo climatico e delle modalità di interazione che, in alcune circostanze, gli organi di informazione scelgono di utilizzare nei loro confronti. Parleremo soprattutto di quello che accade quando invece di dibattere sui dati e i fatti, si finisce a discutere delle singole persone.

 

L’attivismo climatico non può permettersi di sbagliare. E questo non è giusto

 

Nel corso del 2023 due episodi tra loro scollegati, ma entrambi riguardanti due giovani attiviste climatiche, hanno mostrato l’efficacia di una delle più comuni strategie retoriche impiegate per screditare i movimenti di attivismo climatico. La strategia è semplice: se l’attivista compie un’imprecisione nell’esposizione di un argomento, colpisci sull’imprecisione, per distogliere l’attenzione dall’argomento stesso. Ha funzionato, almeno in questi due casi. 

 

Il primo, piuttosto noto, riguarda un tweet che Greta Thunberg condivise 5 anni e mezzo fa. Questo tweet, poi cancellato, alimentò, a partire dalla sua pubblicazione ma soprattutto nel 2023, una serie di casi tutti uguali di mistificazione da parte dell’universo mediatico negazionista. 

 

 

La genesi del caso è piuttosto contorta ed è stata ricostruita con chiarezza in questo articolo di Pagella Politica. La frase riportata nel tweet, se tradotta letteralmente, suona cosí: “Un importante climatologo sta avvertendo del fatto che l’umanità verrà spazzata via a meno che non smettiamo di usare i combustibili fossili nel corso dei prossimi cinque anni.” 

 

Il passaggio allude a un eventuale risvolto collocato in un futuro non definito (“l’umanità sarà spazzata via”) e dipendente dal verificarsi o meno di una certa condotta (“a meno che non smettiamo di usare i combustibili fossili”) all’interno di una finestra temporale ben definita (“nel corso dei prossimi cinque anni”). Il senso della frase, per un lettore non interessato a travisare intenzionalmente il significato, è chiaro: vanno eliminati i combustibili fossili nei prossimi cinque anni. Del contenuto di questa dichiarazione si poteva e si doveva discutere. 

 

E invece il tweet si è trasformato in un caso mediatico per il semplice fatto di essere stato formulato in maniera lievemente ambigua. Una virgola dopo ‘humanity’ avrebbe forse evitato che molti, come poi accaduto, potessero stravolgere il senso di quel tweet come se alludesse alla fine del mondo nel giro di cinque anni. Un’imprecisione certamente, che tuttavia è stata cavalcata oltremodo dall’universo negazionista che ha giocato sulla sottile duttilità di questo costrutto verbale per screditare l’attivista, ridicolizzarla e sminuire la portata del suo messaggio. Risultato: della sostanza non si è parlato, come dimostra questo e quest’altro esempio dalla stampa italiana.

 

Il secondo episodio riguarda un caso avvenuto in Italia lo scorso settembre, nel programma Quarta Repubblica, in onda su Rete 4. In quella circostanza una giovane attivista dibatteva di investimenti pubblici nel settore fossile col giornalista Enrico Testa, anche noto per essere stato un importante dirigente d’azienda e politico italiano. La ragazza, nel corso della discussione, sostiene correttamente che l’Italia investe in maniera significativa nel fossile e lo fa riferendosi genericamente a studi che dimostrerebbero l’entità di tali investimenti, senza però fornire i dettagli su questi studi. 

 

Sicuramente un’imprecisione retorica, soprattutto nella logica serrata dei dibattiti televisivi, le cui dinamiche agonistiche non permettono alcuna possibilità di esitazione. Al contempo, sicuramente, una sbavatura non commisurata con la successiva ondata di attacchi personali riservati da svariate testate all’attivista nei giorni seguenti, come riportato da Ultima Generazione. Un mix di sessismo e paternalismo, condito da una generale frenesia nel concentrarsi sull’attivista e non su quanto effettivamente avesse detto nel programma.

 

Dobbiamo concludere che i gruppi di attivismo climatico si dovrebbero ritirare dalla scena pubblica fino a che non saranno pronti a esporsi con una comunicazione impeccabile? E’ palese che là fuori ci siano gli avvoltoi che aspettano solo un passo falso delle proprie vittime. E’ altrettanto palese che chi non gioca non sbaglia. E chi ha giocato, in questi ultimi anni, può certamente avere sbagliato, può talvolta aver compiuto ingenuità, ma ha certamente anche permesso che la partita sia ancora aperta, che non sia del tutto in mano agli avvoltoi e che chi scenderà in campo in futuro possa imparare dagli errori del passato, e migliorarsi.

  • Giordano Zambelli

    Giordano è un ricercatore presso l'università fiamminga di Bruxelles (VUB), dove si occupa di innovazione nel giornalismo, sia dal punto di vista delle sfide tecnologiche che dei modelli editoriali.

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