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Dove sono finiti gli attivisti per il clima?

Dove sono finiti gli attivisti per il clima?

Come si è evoluto l’attivismo climatico e cosa c’entrano le assemblee cittadine per il clima con questa nuova ondata “silenziosa” di attivisti

Illustrazioni di Valentina Pinna

Nonostante sia difficile misurare l’impatto che gli attivisti per il clima hanno avuto sulla politica e sulla società, molte grandi vittorie come il Green Deal europeo o l’Inflation Reduction Act statunitense possono essere attribuite – almeno in parte – proprio a loro, agli attivisti. Sebbene alcuni gruppi come Extinction Rebellion si siano inimicati parte dell’opinione pubblica in quanto considerati “estremisti”, alcuni studi confermano che le loro azioni “estreme” abbiano effettivamente contribuito a spostare il dibattito pubblico sulla crisi climatica. Anche in questo caso vale la teoria del “dilemma dell’attivista”: più gli attivisti usano tattiche dirompenti, più il pubblico prende le distanze da questi gruppi, ma al tempo stesso si interessa di più alla questione climatica. A questo punto viene da chiedersi: assunto che l’ondata di attivismo climatico partita nel 2019 sia stata efficace, dove sono finiti ora gli attivisti, i blocchi stradali, i lanci di zuppe nei musei e gli scioperi generali per il clima?

I movimenti per il clima non sono scomparsi, hanno semplicemente cambiato forma. Come riporta il magazine European Correspondent, i movimenti per il clima in Europa sono passati dalla “protesta alla pratica”, favorendo progetti locali e concreti sul territorio rispetto ad azioni più vocali ma astratte. Questo cambio radicale è dovuto sia a fattori esterni che interni. La pandemia, l’inasprimento delle misure punitive contro gli attivisti e altre crisi geopolitiche globali come il genocidio a Gaza hanno eroso il momentum del movimento e spostato l’attenzione verso altre crisi. Per questo, negli ultimi anni gli attivisti hanno ampliato la gamma di strategie e cause per cui battersi, spesso partendo dal proprio territorio.

Questa scelta, ovvero occuparsi di comunità locali e città, non è casuale. È a questo livello che le politiche per il clima vengono implementate e toccano le persone direttamente; è qui che i problemi delle persone e le soluzioni diventano più ovvi, urgenti e perseguibili; ed è qui che diventa facile ed efficace unirsi, organizzarsi e mobilitarsi per ottenere risultati concreti, sia in ambito climatico che sociale.

Le assemblee cittadine per il clima

Un esempio di come i movimenti per il clima hanno evoluto le proprie strategie e cambiato le città negli ultimi anni sono le assemblee cittadine per il clima. Nate inizialmente a scala nazionale con l’iconica Convenzione Cittadina per il Clima francese, queste assemblee hanno presto ispirato gli attivisti per il clima a richiederne di analoghe a livello cittadino. Ma cosa sono esattamente queste assemblee?

Le assemblee cittadine per il clima sono iniziative organizzate dalle istituzioni (locali o nazionali), e intendono riunire un campione di cittadine e cittadini (il più rappresentativo possibile della popolazione locale) per discutere di temi climatici. I partecipanti vengono estratti a sorte e remunerati, oltre a beneficiare di servizi inclusivi come il babysitting, ad esempio. Queste assemblee hanno scopo deliberativo: ciò significa che le decisioni prese dai partecipanti vengono poi consegnate alle autorità in questione per poi essere approvate o meno.

Sono molti i motivi per cui i movimenti per il clima si sono battuti per instaurare assemblee simili a livello locale. In primis, rendere le politiche climatiche e ambientali più accessibili e vicine alle persone porta innovazione, legittimità e vicinanza ai problemi reali della gente. In più, coinvolgere la cittadinanza permette alle persone residenti di avvicinarsi alla politica e di affacciarsi sulle opinioni e problematiche altrui, superando le polarizzazioni e coltivando mutuo rispetto e comprensione anche su temi divisivi.

Nonostante possibili conflitti interni, la maggior parte di queste assemblee produce raccomandazioni molto ambiziose. Tra queste vi sono, ad esempio, proposte su politiche che regolino e limitino il consumo di derivati animali o i voli interni nazionali. Quest’ultima rappresenta una delle più celebri emerse dalla Convenzione Cittadina per il Clima francese, che fu poi effettivamente implementata (anche se con termini meno ambiziosi) dal governo nazionale.

Come si stanno organizzando le assemblee cittadine per il clima in Europa e in Italia

Uno dei gruppi che ha insistito di più per l’introduzione di queste assemblee è Extinction Rebellion, che ci è riuscito in diverse città nel Regno Unito e anche a Bologna, dove è nata la prima assemblea cittadina per il clima italiana nel 2023. Da allora, diverse assemblee cittadine o esperimenti simili sono stati introdotti in Italia: Bolzano, Firenze, Parma, Trento e Milano. In quest’ultima, l’assemblea cittadina per il clima è diventata permanente, prendendo esempio da quella di Bruxelles, che fu la prima del genere al mondo.

Ma che impatto hanno avuto queste assemblee nel corso degli ultimi anni? Secondo l’esperto e scrittore Graham Smith, un impatto significativo. Prima di tutto, per quanto riguarda le politiche locali, sembrerebbe che la maggior parte delle raccomandazioni prodotte da queste assemblee venga tradotta in misure concrete dalle autorità, anche se non sempre ai livelli desiderati. In più, queste esperienze cambiano come le istituzioni e gli attori politici locali trattano la crisi climatica. Basti pensare a Bruxelles e Milano, dove le assemblee sono diventate parte integrante della governance locale, o al Regno Unito, dove l’assemblea climatica nazionale ha rafforzato la capacità parlamentare di scrutinare l’operato del governo in materia di clima. Infine, a livello dei cittadini, queste assemblee hanno sensibilizzato e avvicinato la popolazione locale a questioni climatiche e politiche in generale, portando cambiamenti anche nella vita privata delle cittadine e dei cittadini.

Per quanto riguarda i cittadini minorenni, alcune città hanno introdotto delle assemblee concepite per questa fascia particolare della popolazione locale, come ad esempio in Irlanda o a Milano, dove è partita recentemente lAssemblea dei Giovani per il Clima. Questa iniziativa, che fa parte del progetto europeo Power-up, mira a dare spazio alle idee della parte della popolazione esclusa dall’Assemblea cittadina permanente, che è riservata ai maggiorenni. In termini di giustizia intergenerazionale, questa iniziativa permette a coloro che verranno maggiormente colpiti dalla crisi climatica ma ancora non hanno il diritto di voto di poter contribuire a dare forma alle politiche locali del Comune di Milano.

Parlando con le ragazze e i ragazzi dello YAT (Young Advisory Board) che gestiscono l’assemblea giovanile, è emerso che i giovani coinvolti vengono scelti per classe e casualmente da 6 scuole superiori della città, e lavorano su 4 temi relativi alla sostenibilità: digitale e tecnologia, fast fashion, partecipazione giovanile, rifiuti e packaging.

Purtroppo, essendo parte di un progetto europeo temporaneo, quest’assemblea non è permanente e, a differenza dell’assemblea cittadina per adulti, il Comune non è obbligato a prendere in considerazione le raccomandazioni prodotte dai giovani. Allo stesso tempo però, secondo i partecipanti, se il progetto si rivelerà efficace e proficuo, le autorità locali potrebbero farlo proprio, rendendolo una delle prime assemblee giovanili permanenti per il clima al mondo.

Questi e moltissimi altri esempi dall’Italia, dall’Europa e da tutto il mondo dimostrano come gli attivisti per il clima non siano scomparsi ma semplicemente si stiano riorganizzando a livello locale, così da democratizzare la transizione ecologica e metterla in pratica dal basso, a partire dalle cittadine e dai cittadini.

 

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