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Lasciamoci trasportare dalle buone abitudini

Vi siete mai chiesti che impatto abbia il nostro modo di spostarci da un posto ad un altro sul cambiamento climatico? O a quanto ammonti il contributo alle emissioni di gas a effetto serra collegato al nostro andare in giro per il mondo? Ancora, quanta strada fanno i prodotti che  compriamo? Vi siete mai domandati quali effetti deriverebbero dal cambiare alcune abitudini?

La relazione tra cambiamento climatico e trasporti

A livello aggregato, il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni di carbonio globali relazionate all’energia. É stato inoltre previsto che, in caso di un mancato intervento pubblico per arginare la crescita apparentemente inarrestabile del settore, si potrebbe arrivare ad un potenziale raddoppio delle emissioni dirette dei trasporti entro il 2050. Ridurre le emissioni di carbonio rappresenta una sfida complessa, ma nuovi sistemi di trasporto a basso livello di emissioni e nuove misure sociali volte ad aumentare l’efficienza energetica dei trasporti rappresentano soluzioni innovative invitanti e dai molteplici risvolti positivi per il clima. Primo tra tutti quello economico: è stato calcolato che i benefici derivanti da un miglior accesso ai servizi di trasporto per i poveri, dalla riduzione dell’inquinamento urbano e dal risparmio di tempo collegato a una mobilità più sostenibile, compensano i costi per implementare le nuove misure.

Mentre a livello governativo è necessario un piano di politiche che regolino il settore dei trasporti, ingenti investimenti per renderlo più efficiente e efficaci provvedimenti per limitarne l’impatto sul clima, anche a livello individuale è possibile dare il proprio contributo. 

Il potere di cambiare le nostre abitudini

Considerando i diversi scopi del settore dei trasporti, è bene tracciare una linea di confine tra il trasporto “dei passeggeri” e quello relativo ai beni e prodotti per il consumo. Parlare degli individui è importante perché il trasporto di persone, ancora nel 2012, copriva il 61% del consumo energetico relativo alla mobilità. Sebbene il trasporto legato alle merci sia in rapida ascesa, allora, è importante comprendere cosa fare per mitigare il nostro impatto sul clima. 

Si prendano, ad esempio, le abitudini di trasporto individuali: uno studio svolto nel 2003 suggerisce tre tipi di strategie per ridurre le emissioni di gas effetto serra, responsabili del cambiamento climatico: evitare o ridurre i viaggi non necessari; cambiare, ovvero passare ad un mezzo di trasporto energeticamente più efficiente e meno inquinante; migliorare la tecnologia o l’efficienza energetica dei veicoli personali. Cercare di migliorare le proprie abitudini di trasporto, come ad esempio prendere la bici invece che l’auto per spostamenti brevi, preferire il treno all’aereo se ragionevole, provare ad usare i mezzi pubblici e non quelli privati, condividere la propria auto con altre persone che fanno lo stesso tragitto, contribuisce a non aumentare le emissioni carboniche collegate al nostro modo di spostarci. Se pensiamo che  l’80% dell’aumento delle emissioni di gas effetto serra dagli anni ’70 ad oggi dovuti al settore dei trasporti deriva dai veicoli stradali, possiamo capire quanto ognuno di noi possa fare per diminuire le emissioni.  Si calcola che il numero di veicoli leggeri si aggiri ormai attorno al miliardo e che raddoppierà nella prossima decina d’anni. Colleghiamo questo dato a un altro: ad oggi solo un decimo della popolazione globale è responsabile dell’80% dei tragitti su veicoli a motore: ciò significa che la crescita economica farà espandere il numero di persone che avranno accesso ai trasporti privati, ne crescerà la relativa domanda e le emissioni di carbonio ad essi collegati. 

Ci sono pure delle abitudini di consumo che indirettamente contribuiscono al cambiamento climatico attraverso i trasporti, ma delle quali siamo meno consapevoli. Fare acquisti online, ad esempio. Avete mai prestato attenzione al luogo di origine di quello che acquistate? Quanti chilometri in una nave cargo o in un camion si faranno quei prodotti prima di arrivare alla porta di casa nostra? Si tratta di quella categoria di trasporti relativa ai trasporti di beni di consumo menzionata precedentemente, che copre il restante 39% del consumo energetico relativo alla mobilità. In questo caso, per limitare il nostro impatto sul cambiamento climatico, potremmo semplicemente provare a fare un salto nel passato: comprare prodotti da botteghe artigiane del territorio (cosa che, tra l’altro , stimolerebbe l’economia locale con risvolti positivi per il territorio) e consumare prodotti alimentari locali e stagionali. È davvero fondamentale quel paio di scarpe proveniente dalla Cina? Non c’è davvero nessun altro paio, prodotto nel negozio accanto, che potrebbe sostituirlo? E qui si potrebbe aprire una lunghissima parentesi su tutti i marchi di fast fashion, che è meglio rimandare al futuro. Insomma, l’idea fondamentale è che, sebbene una manciata di fragole facciano gola pure in ottobre, probabilmente quelle fragole arriverebbero da lontano, oppure da serre che utilizzano risorse eccessive . O, ancora, anche se fare a meno di un avocado nella nostra dieta sembra ormai impossibile, nonostante questo stesso alimento ne fosse totalmente assente fino a pochi anni fa, questo tipo di frutta arriva spesso da oltreoceano percorrendo migliaia e migliaia di chilometri per raggiungerci.

Comprare i prodotti dell’artigianato locale può aiutare a ridurre le emissioni legate al trasporto delle merci

Il potere degli economisti comportamentali di cambiare le nostre abitudini

Nel 2017 due economisti hanno condotto un esperimento  nella regione meridionale della Svezia, non ancora pubblicato, sul sistema di trasporto pubblico. In collaborazione con l’azienda di trasporti del territorio, hanno misurato l’interesse delle persone nel partecipare ad un periodo di prova dei servizi di trasporto gratuito, l’effettivo utilizzo dei mezzi da parte dei partecipanti “selezionati” per il trattamento e, soprattutto, la possibilità o meno che questi, dopo il periodo di prova, continuassero ad usarli successivamente. Nell’ambito di questi tre interventi, i ricercatori hanno studiato anche il ruolo della  consapevolezza individuale e della pressione sociale sui partecipanti, distribuendo informazioni sull’efficienza dei trasporti e sul comportamento virtuoso dei rispettivi ‘vicini di casa’. Vi suona familiare? È perché ne abbiamo già parlato, si chiama nudging. L’obiettivo comune ai tre interventi era valutare la possibilità di creare delle nuove abitudini ad un costo relativamente limitato.

L’esperimento in Svezia ha avuto risultati importanti: la prova gratuita (l’incentivo economico) ha rafforzato l’effetto della norma sociale (del nudge) ed aumentato l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici; inoltre, ha supportato la formazione di un’abitudine che si è prolungata, anche dopo la rimozione dell’incentivo stesso. 

Basta poco

Il potere delle abitudini, che qui viene introdotto, rappresenta una pietra miliare e una branca dell’Economia Comportamentale esplorata con successo: gli studi hanno provato, da un lato, la consapevolezza che gli esseri umani siano abitudinari, saldamente dimostrata empiricamente; dall’altro, la possibilità di guidare i comportamenti individuali verso abitudini virtuose attraverso politiche pubbliche efficienti ed economiche.

La durata dell’intervento è chiave per il suo successo in queste circostanze: è necessario applicare una certa politica comportamentale per un periodo abbastanza lungo da permettere ai partecipanti di adattarsi, di convincersi, di abituarsi. 

In molti casi, le persone potrebbero non rendersi conto dell’effettiva efficienza e dei diretti vantaggi di un cambio di abitudini. Spesso, infatti, le persone sono deviate da ció che tecnicamente si conosce come status quo bias’, ovvero una distorsione, un pregiudizio, dovuta all’attuale situazione in cui ci si trova incastrati per inerzia o ignoranza, anche se cambiarla porterebbe dei vantaggi. 

Da prendere la bicicletta per andare a lavoro ad attraversare l’Italia in treno, da mangiare radicchio in inverno e fragole in primavera ad abituare i propri figli ai mezzi pubblici fin da piccoli, dall’attenzione per la provenienza di ció che compriamo all’acquisto di beni prodotti nei dintorni. L’idea che attraverso la formazione di abitudini piú virtuose abbiamo la possibilitá di avere un impatto minore legato al settore dei trasporti sul cambiamento climatico, ci conferisce un grande potere e una grande responsabilità. 

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