LPSI 2-4

“Non ce n’è di cambiamento climatico, lo dice il premio Nobel!”

“Le parole sono importanti” è una rubrica mensile sugli ecosistemi del linguaggio che abitiamo e dentro i quali parliamo del nostro presente. Nasce dalla constatazione di un’ambiguità: oggigiorno chiunque voglia agire o trovare soluzioni ai cambiamenti climatici ha a disposizione una quantità enorme di materiale – tra informazioni, ricerche in corso ed evidenze scientifiche – eppure si ha sempre la sensazione di attraversare mari agitati e ostili, dove tutto e il contrario di tutto si mescola in continuazione. Questa rubrica cerca di offrire una bussola per orientarsi tra le più comuni mistificazioni, fallacie logiche e distorsioni utilizzate da chi ha interesse a inquinare la comprensione del nostro presente. Perché l’epoca in cui viviamo è un’epoca di cambiamenti del clima, ma anche le parole che usiamo per raccontarli stanno cambiando. 

In questo secondo numero di Le parole sono importanti parleremo di premi nobel, controverse ricerche e consenso scientifico, con l’intento di decostruire un comune argomento retorico utilizzato dai negazionisti climatici.

 

di Giordano Zambelli

 

“Non ce n’è di cambiamento climatico, lo dice il premio Nobel!”

 

Nelle lunghissime traversate oceaniche dell’età moderna la morte era più che una solida possibilità. Al termine del famoso viaggio di Magellano attorno al globo, tra il 1519 e il 1521, diciannove membri dell’equipaggio erano morti di scorbuto, che si stima abbia ucciso più di due milioni di marinai tra il 1500 e il 1800. Solo nel 1928 si accertò che la malattia era dovuta a una carenza di vitamina C, grazie alle scoperte di Charles Glenn King e Szent-Gyorgi. La malattia fu eradicata e ad oggi non è che una rara condizione nella maggior parte del mondo. Sembrava, a quel punto, che il contributo della vitamina C alla salute pubblica fosse  ampiamente esaurito. Tuttavia, negli anni ‘60 del ventesimo secolo un rinomato chimico statunitense, Linus Pauling, già premio Nobel per la chimica nel 1954, cominciò a interessarsi nuovamente a questa vitamina. Nel corso delle sue ricerche divenne ossessionato da alcuni suoi presunti benefici, arrivando a incoraggiare alti dosaggi per prevenire comuni raffreddori e influenze. Il mito della vitamina C come rimedio a comuni malattie era nato. Nessuna ricerca scientifica condotta nei decenni a venire trovò tuttavia alcuna conferma della correlazione che Pauling si ostinava così alacremente a supportare. Eppure, la popolarità di Pauling contribuì a creare una bolla di credenze antiscientifiche attorno alla vitamina C molto resistente e duratura. 

 

Qual è la morale di questa storia? Un premio Nobel non è garanzia di imperitura autorità scientifica. Un singolo scienziato può, nel corso della propria carriera, produrre scoperte e risultati rivoluzionari, cosí come plateali falsità. La scienza non è mai un’impresa individuale; per questo motivo esiste la comunità scientifica, coi suoi, pur imperfetti, protocolli di validazione interna, i suoi tempi lunghi e le contese tra diverse scuole di pensiero. Vi sono temi su cui la comunità scientifica raggiunge un certo livello di confidenza rispetto alla spiegazione di un determinato fenomeno. In questi casi si parla di consenso scientifico. Questo non significa che chi provi a ribaltare o sconfessare quanto condiviso dalla maggior parte degli specialisti di una certa materia venga messo al rogo. Significa, tuttavia, che per ribaltare un consenso scientifico è necessario portare una solidissima ed estesa quantità di prove, dati e argomenti, sufficienti a sconfessare quanto dato per assodato dalla stragrande maggioranza degli esperti. Non basta aver ricevuto un premio Nobel nel passato.

 

Sembra evidente. Eppure ricorrere alla posizione di un singolo premio Nobel ‘dissidente’ per sconfessare una verità consolidata è quanto regolarmente succede nel contesto della narrazione giornalistica e propagandistica sul tema del cambiamento climatico. Diversi giornali e politici sono soliti utilizzare un argomento di autorità (“questo scienziato ha un premio Nobel, quindi deve per forza esprimere una posizione fondata”) per mettere in discussione un consenso scientifico acquisito in decenni di ricerche condotte da centinaia di scienziati. È successo di nuovo a ridossodell’alluvione avvenuta in Emilia Romagna lo scorso maggio. Se da un lato attribuire questo singolo evento al cambiamento climatico non è un’operazione semplice e automatica, dall’altra parte gli scienziati del clima sono d’accordo sul fatto che il surriscaldamento globale aumenti la probabilità di eventi estremi, quali le alluvioni, le ondate di calore, gli incendi boschivi. Ma soprattutto la comunità scientifica non dubita più la realtà del cambiamento climatico, né la sua responsabilità antropica. Ricorrere alla posizione controcorrente di un singolo scienziato, o di un esiguo numero di studiosi, è una classica argomentazione fallace, confezionata ad arte per soffiare nella vela del negazionismo.

 

 

  • Giordano Zambelli

    Giordano è un ricercatore presso l'università fiamminga di Bruxelles (VUB), dove si occupa di innovazione nel giornalismo, sia dal punto di vista delle sfide tecnologiche che dei modelli editoriali.

    Giordano Zambelli

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