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Carbon tax sui beni di lusso

Carbon tax sui beni di lusso: una proposta per una carbon tax più equa

Nonostante il dibattito sia ancora agli inizi e il tema sia ancora politicamente scomodo, la letteratura scientifica ha già dimostrato i benefici di una carbon tax differenziata.

di Sara Chinaglia

Illustrazioni di Marzia Fino

Infografiche di Viola Madau

 

Carbon tax e l’esigenza di una misura più equa

 In un precedente articolo è stato affrontato il tema delle carbon tax, andandone a spiegare le origini e il funzionamento. Riassumendo brevemente: una carbon tax è un’imposta che alcune entità, tipicamente imprese, devono pagare in base alla quantità di gas climalteranti emessi. Lo scopo di questa tassazione è incentivare una riduzione delle emissioni rendendo più costoso emettere gas serra.

 

Il tema della carbon tax è molto complesso in quanto non è solo un’iniziativa economica ma anche politico-sociale. Infatti, va notato che l’efficacia di una carbon tax dipende da diversi fattori, tra cui il livello della tassa, la sua applicazione e la presenza di politiche complementari tra le quali misure redistributive volte a mitigare l’impatto sui segmenti più vulnerabili della società. A proposito dell’ultimo punto, recentemente si sta sviluppando un dibattito circa l’equità di queste misure. Le tasse sul carbonio attualmente in vigore sono, infatti, uniformi tra i vari settori.

 

Questo significa che il costo per una tonnellata di CO2 è lo stesso a prescindere dal settore che l’ha emessa. Le ragioni che sostengono l’uniformità delle tasse sul carbonio si basano sul concetto di produzione di emissioni. Pertanto il successo di queste imposte è misurato sulla quantità emissioni ridotte/evitate, tralasciando altre variabili.

 

Tuttavia questo ragionamento risulta estremamente semplicistico. Sebbene sia corretto affermare che il fine ultimo debba essere la riduzione delle emissioni, indipendentemente dal settore o dalla nazione in cui questa riduzione si verifica, non è altrettanto corretto sottovalutarne o ignorarne l’impatto in termini di equità. A livello di equità e giustizia sociale, infatti, le carbon tax presentano ancora molte limitazioni e sono ancora lontane dal contribuire ad una transizione ecologica socialmente giusta.

 

 

Proprio a partire da queste limitazioni si sta facendo strada l’idea che sia necessario progettare delle carbon tax differenziate non solo a livello di settore ma anche a livello di nazione, e che mirino a colpire maggiormente i cosiddetti beni di lusso.

 

I paesi più ricchi, infatti, non solo potrebbero permettersi di pagare tasse più alte rispetto ai paesi più poveri, ma sono oltretutto responsabili del 79% delle emissioni globali in termini assoluti (questo senza considerare le emissioni cumulate, di cui si è già parlato in questo articolo, che dimostrano come i paesi più ricchi siano in realtà la principale causa del surriscaldamento globale).

 

La questione dell’ingiustizia sociale è, infatti, un aspetto fondamentale da considerare quando si implementano politiche come la carbon tax. In uno studio pubblicato nel 2016 è stato infatti dimostrato che la carbon tax ha un impatto maggiormente gravoso sulle persone a basso reddito, in quanto queste famiglie tendono a spendere una percentuale più elevata del loro reddito su beni e servizi essenziali, come energia e trasporti. Dal momento che i costi (o parte di essi) legati alla carbon tax sono generalmente trasferiti ai consumatori sotto forma di prezzi più alti, coloro che hanno meno risorse finanziarie si ritrovano in una situazione di maggiore svantaggio.

 

Attualmente, le modalità attraverso cui si cerca di rendere più equa la carbon tax è attraverso la redistribuzione dei proventi ricavati da queste tasse. Tuttavia, la letteratura scientifica attualmente disponibile evidenzia la carenza di studi rivolti a valutare gli impatti su scala globale di queste misure redistributive, e questo contribuisce a non far emergere il potenziale di una carbon tax sui beni di lusso. 

 

 

Verso una carbon tax più equa: benefici e possibili scenari 

 Alla base del concetto di carbon tax “luxury-focused” (letteralmente “focalizzata sul lusso”) vi è uno studio condotto da cinque ricercatori pubblicato nel 2023. Il loro contributo si basa, tra le altre, su un altro studio che ha dimostrato che l’uniformità delle attuali carbon tax non solo finisce per colpire maggiormente soggetti a basso reddito, ma non ha nemmeno un profondo impatto sulle emissioni.

 

Essendo l’obiettivo finale di queste misure la riduzione delle emissioni di gas climalteranti per rispettare i limiti imposti dall’accordo di Parigi, lo studio svolto propone di trovare una modalità di tassazione diversa che riesca effettivamente a produrre una maggiore riduzione delle emissioni in modo, questa volta, più socialmente equo.

 

La ratio alla base della progettazione di una carbon tax differenziata si basa sul fatto che, secondo gli autori, le emissioni sono da distinguersi in due categorie. La prima riguarda tutte le emissioni legate al soddisfacimento di bisogni di base; rientrano in questa categoria le emissioni relative alla casa, alle cure mediche, al riscaldamento o alla preparazione dei pasti. La seconda categoria invece riguarda emissioni collegate ad attività cosiddette “di lusso” come, ad esempio, l’utilizzo di mezzi di trasporto particolarmente inquinanti e non efficienti, come ad esempio i jet privati.

 

 

I cinque autori hanno creato un modello che considera 88 nazioni del nord e sud globale, ipotizzando una tassa che sia distinta in base al tipo di consumo che può essere di due tipi: di lusso (che racchiude i beni o servizi tipicamente consumati da famiglie ad alto reddito) o di base (definito come il consumo che occupa la percentuale di reddito più alta da parte delle famiglie a basso reddito). Una seconda ipotesi riguarda l’impiego dei proventi della tassazione che si ipotizza vengano utilizzati per la ristrutturazione di abitazioni poco efficienti o redistribuiti alle famiglie a basso reddito. Gli autori concludono che le carbon-tax luxury oriented siano più eque e più efficaci per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, contribuendo in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi sanciti nell’Accordo di Parigi. 

 

Questo studio è particolarmente importante perché attualmente non solo non esiste ancora un concetto specifico di “carbon tax sui beni di lusso”, ma il tema è ancora piuttosto tumultuoso e scomodo. Tuttavia, la diffusione di questi studi contribuisce non solo a rafforzare la conoscenza sul tema delle carbon tax e ad insistere sull’equità di misure differenziate, ma stimola anche le formulazione di ipotesi su come implementare una tassa sul carbonio in relazione ai beni di lusso. 

 

Il dibattito attuale ha identificato tre possibili strade. La prima riguarda l’incorporazione della tassa sulle emissioni nel prodotto. Questo approccio prevede l’applicazione di una carbon tax basata sulle emissioni di carbonio prodotte durante la fabbricazione, il trasporto e la distribuzione di beni di lusso. Ciò significherebbe che i produttori di beni di lusso sarebbero tassati in base alle emissioni di carbonio associate ai loro processi produttivi. La seconda si basa sulla tassazione in base all’utilizzo del bene di lusso. Ad esempio, per automobili di lusso o jet privati, la tassa potrebbe essere legata all’emissione di carbonio per chilometro percorso. Una terza strada possibile è la combinazione di tasse che scoraggino l’acquisto di beni altamente inquinanti e incentivi che promuovano acquisti più responsabili e sostenibili.

 

 

Conclusioni

 È ormai comprovato che una transizione ecologica non può tralasciare la giustizia sociale, in quanto aspetti altamente interconnessi. Questo tema permette di fare alcune riflessioni. La nascita di un dibattito che differenzia, finalmente, le emissioni prodotte in base al settore e ai beni è un segnale positivo che indica che le politiche ambientali si stanno muovendo verso una direzione che considera la transizione ecologica in modo olistico.

 

A tal proposito questo dibattito arriva in un momento delicato. Recentemente si sta diffondendo un senso di frustrazione e scontento (principalmente da parte delle fasce di popolazione a reddito medio e basso) che faticano a trovare un senso nell’adottare comportamenti sostenibili (dalla raccolta differenziata all’utilizzo di cannucce di carta, ad esempio) quando membri della fascia più ricca della popolazione inquinano in maniera maggiore tramite le loro scelte di consumi e trasporti.

 

In questo contesto, il dibattito sulla tassazione dei beni di lusso diventa un segnale politico molto importante per ristabilire l’impegno verso una transizione ecologica e per ristabilire fiducia verso le istituzioni e verso la loro capacità di creare politiche giuste.

 

Questo tema ci permette inoltre di riflettere sulla complessità del tema del cambiamento climatico. Molti potrebbero argomentare che una carbon tax dovesse da subito tenere in considerazione una differenziazione in base a settori e a tipo di consumo, e non attendere che le iniquità emergessero. Tuttavia, l’implementazione di questi meccanismi è altamente lenta e complessa perché deve passare attraverso meccanismi politici e di governance ancora altamente ancorati al sistema che si cerca di trasformare, che è ancora pieno di contraddizioni.

 

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