Le città spugna
Illustrazioni di Dada Goffredo, grafiche di Giulia Boiani
Cosa significa città spugna
Camminando o guidando per una città, strade e ferrovie sono elementi che usiamo ogni giorno e di cui riconosciamo l’importanza, mentre probabilmente ignoriamo quello che succede sotto i nostri piedi. Ma è proprio lì che si nasconde una fitta rete di condotte e pozzetti che raccolgono le acque piovane e permettono di gestirle senza che diventino un problema in superficie.
Quello che si nota è ciò che accade quando questo sistema smette di funzionare. Che è quello che succede, ad esempio, quando le precipitazioni si fanno particolarmente abbondanti o avvengono in poco tempo e la capacità della rete non è sufficiente. Ecco, nel contesto del cambiamento climatico, che porta ad eventi estremi sempre più frequenti, ci si aspetta che questo scenario accada sempre più spesso.
Si potrebbe allora pensare di ampliare o potenziare questo sistema di raccolta delle acque. Ma non è l’unica strada: si può cambiare paradigma e pensare a un modo alternativo in cui le piogge eccessive non solo sono gestite, ma possono rappresentare un valore aggiunto per la città.
In quest’ottica, l’architetto paesaggista e pianificatore urbano Kongjian Yu ha sviluppato il modello delle città spugna. Invece di basarsi su grandi condotte e vasche di accumulo centralizzate per migliorare la raccolta dell’acqua piovana, come è stato fatto nella città di Tokyo ad esempio, si preferiscono soluzioni diffuse basate sulla natura. E funziona! Decine di città in tutto il mondo hanno introdotto questo approccio, a partire dalla Cina, dove dal 2012 è adottato come politica nazionale. Anche in Italia si va in questa direzione, con la Città Metropolitana di Milano che si sta muovendo con numerosi interventi.
Ma in che cosa consistono esattamente questi interventi? Possiamo applicarli alle nostre città già costruite? Rispondiamo a questa domanda partendo da interventi piccoli, su una strada, un parco, fino ad arrivare alla scala di un’intera città.
Ripensare parchi e strade
Nel caso dell’acqua piovana, la si tratta spesso come qualcosa di cui liberarsi, dimenticandosi che può essere una risorsa fondamentale. L’obiettivo è una città che non si fa semplicemente attraversare dall’acqua ma che può trattenerla per un po’, usando anche elementi di paesaggio e scelte apparentemente piccole per creare un sistema che protegge dagli eventi estremi e che crea altri benefici collaterali. Vediamo in che senso.
Un esempio molto semplice sono le aiuole sotto gli alberi. Spesso nelle nostre città sono appena più grandi della dimensione del tronco e potrebbe sembrarci sufficiente. Ma aiuole un po’ più grandi permettono di ridurre lo scorrimento di acqua sulle strade e i marciapiedi, perché viene raccolta lì. Questo significa che le strade sono più sicure e che l’acqua che sarebbe finita tutta insieme nel sistema fognario ora viene temporaneamente trattenuta, riducendo il rischio di allagamenti.

E poi ci sono tutti i benefici collegati, sia ambientali che di natura economica. Se costruite grandi a sufficienza e con le giuste pendenze, queste aiuole permettono ad un albero di avere abbastanza acqua per essere sano. Il che significa meno problemi nel futuro, ad esempio un minor rischio di caduta. E non serve neanche aggiungere un impianto di irrigazione, quindi si risparmia su questo costo di gestione.
Altre idee sono nate ispirandosi a fenomeni naturali. Nelle aree desertiche esistono letti di torrenti che vengono riempiti dall’acqua solo durante forti piogge, mentre rimangono vuoti per il resto del tempo. Prendono il nome di Uadi, dall’arabo وادي.

E gli urbanisti hanno pensato di fare lo stesso, ma in chiave urbana. Nei parchi o in aree verdi a bordo di una strada, creare una piccola depressione favorisce l’accumulo di acqua in eccesso e questo ha un duplice beneficio: evita allagamenti durante gli eventi estremi e favorisce l’infiltrazione delle acque nel terreno, ricaricando le falde acquifere. Ci sono tantissimi esempi di Uadi in Belgio e Paesi Bassi dove il problema dell’esaurimento delle falde è maggiormente sentito.

Ma le buone pratiche di una città spugna prevedono anche il riuso dell’acqua. Ecco che invece di limitarsi a rallentare l’ingresso dell’acqua piovana nelle fognature, in alcuni casi diventa più utile deviarla del tutto per accumularla. Ad esempio, scollegando le grondaie dalla fognatura, ogni edificio può accumulare un po’ di acqua e la si può adoperare per irrigare un giardino o per pulire la strada antistante, evitando di consumare la costosa e sempre più scarsa acqua potabile.
Pesando più in grande, su scala cittadina è importante tenere sempre separate le acque chiare (ovvero quelle piovane) e le acque scure (cioè quelle degli scarichi delle case e degli uffici). E il beneficio è duplice: oltre a poter usare più facilmente le acque chiare che sono più pulite, la depurazione di quelle scure è più efficiente perché gli inquinanti sono più concentrati. Sembra ragionevole e nelle città italiane è una pratica comune, ma non è da dare per scontata. Infatti, può essere molto complicato introdurre questa separazione, perché dipende da quanto spazio è disponibile nel sottosuolo, che spesso è più occupato di quanto si possa immaginare.
Ripensare la forma della città
Adattare una città al clima che cambia non significa ragionare solo in termini di singoli edifici o strade. Ha a che fare con il modo in cui gestiamo come la città cresce e si trasforma. Ed è questo il lavoro della pianificazione urbana. Solo con una visione organica è possibile applicare al meglio i principi della città spugna.
La maggior parte delle città del mondo nel corso dei secoli si sono sviluppate attorno a un centro iniziale, con una espansione più o meno concentrica, in base alle caratteristiche geografiche del territorio circostante, generalmente senza una vera e propria pianificazione. Questo ha portato a città che spesso mancano di parchi nelle zone centrali, densamente costruite, con la necessità di viaggiare fino alla periferia per avere accesso al verde.
Negli anni più recenti la situazione è peggiorata: con la commercializzazione delle automobili, è diventato possibile e facile vivere più lontano dal centro della città, dove spesso si trovano i luoghi di lavoro. Ciò ha permesso alle città di espandersi moltissimo con aree anche a densità piuttosto bassa. Queste sono più verdi di una densa area del centro, ma comunque hanno sostituito aree rurali, allontanando ulteriormente le campagne e le zone naturali dai centri. In inglese questo fenomeno prende il nome di urban sprawl, concetto che possiamo esprimere in italiano con l’espressione dispersione urbana.

Ma perché è un problema? Oltre a rendere più difficile vivere in una città senza un’auto, perché le aree in cui si vive sono più lontane da quelle dove si lavora o si fanno acquisti, questo allargamento vuol dire più suolo consumato. Significa che il suolo è coperto da edifici o asfalto e quindi è incapace di assorbire acqua.
Sebbene non si possa fare più di tanto su quello che è già stato costruito, a meno di demolire interi quartieri, di fronte a un futuro in cui la popolazione delle città crescerà, resta vitale prendere le giuste decisioni da qui in avanti. Ma come possiamo permettere alle città di crescere senza ricadere nel modello problematico fin qui descritto?
L’approccio che alcune città hanno già adottato è quello di una città a lobi. Ad esempio, a Copenhagen, la città è cresciuta a forma di mano, e un approccio simile è stato adottato in altre città come Amsterdam e Colonia già dalla prima metà del secolo scorso.

Il “Finger Plan” di Copenhagen
A metà del secolo scorso, servivano linee guida che definissero come la città si sarebbe espansa negli anni a venire. Viene sviluppato un piano che prevede 5 “dita”, organizzate attorno a nodi di trasporto pubblico e alternate con aree più verdi.
Lungo ogni “dito” la città si è espansa attorno a linee di trasporto pubblico di massa, lasciando spazio fra le dita ad aree verdi. Oggi grazie a queste scelte, le città sono meno dipendenti dall’uso dell’auto, i mezzi di trasporto possono essere più efficienti perché si concentrano in questi lobi, e le aree verdi non sono esclusive delle periferie ma si spingono verso i quartieri più centrali, riducendo l’effetto di isola di calore e facilitando l’accesso a uno spazio che diventa rifugio dal caldo estivo.
E proprio queste aree verdi fra le dita rappresentano lo spazio perfetto per applicare l’approccio della città spugna, come è stato fatto in uno storico parco di Copenhagen, in cui viene temporaneamente accumulata l’acqua in eccesso.
Prospettive e azioni dal basso
Negli ultimi decenni l’urbanizzazione ha impermeabilizzato sempre di più il territorio, con conseguenze talvolta disastrose. Il modello delle città spugna offre una prospettiva che permette di invertire questa tendenza. Con sguardo pragmatico, si cambia paradigma e l’eccesso di acqua, che in una città tradizionale è un ostacolo, nella città spugna può diventare un’opportunità. Soluzioni basate sulla natura sono già in studio per risolvere anche altri problemi causati dal cambiamento climatico, come quello dell’innalzamento del mare.
Ma se costasse troppo? Le città possono permetterselo? In presenza di un problema, le città sono chiamate a rispondere e queste misure non costano di più delle soluzione convenzionali che sostituiscono.
Per le misure a livello di strada o parco, serve studiare e mettere in piedi linee guida che facciano sì che le decisioni giuste vengano prese quando vengono costruite nuove strade o ri-asfaltate quelle esistenti. Per quanto riguarda la pianificazione della città, sebbene sia difficile o impossibile adattare quanto già costruito, nei nuovi progetti l’approccio a lobi è conveniente rispetto a una espansione a bassa densità, perché garantisce una maggior sostenibilità economica. Infatti, i servizi pubblici possono essere più efficienti ed efficaci perché aumentare la densità solo lungo queste dita significa poter coprire meglio più popolazione spendendo lo stesso denaro.
In quanto abitanti di una città, le azioni che possiamo compiere per una città più resiliente iniziano nel nostro giardino o sul tetto della nostra casa, in ogni misura che prendiamo per rendere il suolo permeabile o per riusare l’acqua piovana. Ma si può fare molto di più, partecipando alla vita pubblica e sostenendo misure intelligenti alle urne e con la propria amministrazione locale.



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