image1

Uomini e Fiumi, incontro con Stefano Fenoglio

Uomini e Fiumi, incontro con Stefano Fenoglio

Quattro chiacchiere a Duegradi con chi scrive di crisi climatica

Clima da copertine, quelle dei libri che ci proteggono da folate e spifferi di disinformazione sulla crisi climatica. In questa rubrica mensile incontriamo chi li scrive, per conoscere meglio perché ha deciso di farlo e come. Collezioniamo titoli e persone, narrazioni e punti di vista diversi, ma tutti con in comune la voglia di salvare il pianeta dai danni causati dagli umani, e salvare gli umani dai danni causati dalla cattiva informazione.

Grafiche di Viola Madau

In questo quarto numero, incontriamo Stefano Fenoglio, esperto di Ecologia Fluviale. Nel suo “Uomini e fiumi” (Rizzoli, 2023), da professore dell’Università di Torino diventa narratore di storie e di storia, di scienza e di umanità. Ogni ricercatore ha in agenda una “terza missione”, quella della divulgazione scientifica. Fenoglio l’ha presa particolarmente a cuore e un po’ anche come scusa per cercare di contagiare chi lo legge con l’immenso amore che prova per l’acqua dolce. Per i fiumi che scorrono sempre ma che spesso consideriamo solo quando servono per creare energia o per irrigare. Oppure quando esondano.

L’Italia è il Paese dei “tutti al mare”, come mai ti piacciono i fiumi?

Merito, o colpa, di mio nonno. Mi portava sempre a pescare con lui. Immagina un bimbo di 6-7 anni ore e ore vicino a un fiume: non stavo fermo un attimo e mentre lui aspettava che i pesci abboccassero, io esploravo le rive, le acque, le tante creature che ci vivevano e le piante attorno. Un mondo di cui mi sono innamorato e non ho mai smesso di amare e frequentare.

E l’idea del libro quando è nata?

Avevo accumulato tanti appunti e scritti vari, senza particolari intenzioni: mi è sempre piaciuto scrivere. Durante la pandemia, ho avuto l’idea e il tempo per organizzarli e lavorare a un libro. Volevo unisse la parte di divulgazione scientifica a quella dei racconti personali e così ho fatto. Il primo editore che lo ha valutato, voleva solo la prima, il secondo voleva solo la parte narrativa, ma io non ho ceduto. Dopo qualche tempo ho trovato chi ha capito il mio intento e ne ha percepito la potenza e ho potuto pubblicare la mia narrazione “bi-tono”.

Certo di libri sui fiumi non ce ne sono molti in giro: è una bella sfida. Secondo te come mai? E come mai dovremmo leggere il tuo?

Si presta poca attenzione alle acque dolci ma giocano un ruolo centrale nello sviluppo della civiltà umana, da sempre. Siamo delle società idrauliche, se ci si pensa. I fiumi sono alla base delle nostre trasformazioni da sempre, ci hanno permesso di passare da nomadi a stanziali, ci hanno spinto a costruire opere idrauliche e a creare città attorno. I corsi di acqua dolce sono anche un regno di biodiversità: costituiscono meno dell’1% della superficie terrestre ma ospitano più del 60% delle creature viventi. Quello a cui non si bada è che il patrimonio naturale che abita i fiumi sta sparendo a doppia velocità rispetto a quello in ambienti marini e terrestri. Incredibilmente non se ne parla, non si coglie l’importanza di questo pericolo.

Cosa minaccia oggi i fiumi e gli esseri viventi che vi abitano?

La crisi climatica è la maggiore causa di disastri. I fiumi sono importanti sentinelle che ne segnalano la presenza e gli impatti, sono molto sensibili agli episodi di precipitazioni concentrate e quando cambia l’equilibrio idrogeologico hanno forti ripercussioni. I fiumi alpini, in particolare, a causa dei cambiamenti climatici stanno iniziando a trasformarsi da fiumi perenni e fiumi mediterranei. Questo ha forti impatti sia sulla quantità che sulla qualità dell’acqua. Anche l’antropizzazione degli ambienti fluviali danneggia questi ecosistemi. Non è sempre stato così: prima si interveniva sui corsi d’acqua con razionalità e in modo finalizzato, oggi lo si fa con la sola logica del business. Non si rispettano più gli equilibri, andando ad alterare la morfologia del corso d’acqua. Quando crisi climatica e decisioni umane si intrecciano su un territorio, si potenziano a vicenda e accadono disastri di estrema potenza.

Come si può provare a cambiare il nostro atteggiamento nei confronti dei fiumi, come società e come individui?

È assolutamente necessario e urgente far riavvicinare le persone ai fiumi, farglieli conoscere e far loro capire che non sono un elemento di disturbo, imprevedibile e pericoloso. Frequentandoli, ci si può accorgere meglio e prima di quanto sono importanti, e quindi si può iniziare a prendersene cura. Nel mio libro racconto molte storie e aneddoti che vedono le persone e i fiumi alleati. Fanno parte della nostra vita, intrinsecamente, abbiamo solo bisogno di occasioni per riscoprirlo. Paesi come la Francia e la Spagna, che hanno molte città fluviali, lo stanno già facendo, concretamente, con programmi, progetti e strategie territoriali. Noi ne abbiamo altrettante ma non siamo per nulla in armonia con i nostri fiumi, li vediamo ancora come una fonte di pericolo. Invece di ascoltare le narrazioni allarmistiche o di chi sfrutta questi ambienti per interesse personale, bisogna dare retta a chi si occupa di ingegneria idraulica. In Italia abbiamo tanti esperti ma siamo in preda a una deriva anti scientifica delirante e invece di sentire loro, ascoltiamo chiunque parli, dando retta a chi fa più rumore.

Duegradi vive anche grazie al contributo di sostenitori e sostenitrici. Sostieni anche tu l’informazione indipendente e di qualità sulla crisi climatica, resa in un linguaggio accessibile.

  • Giornalista freelance e fisica dell’ambientale con focus sui diritti: umani, climatici e digitali. Realizzo reportage internazionali soprattutto investigativi, combinando passione e rigore scientifico

    Visualizza tutti gli articoli

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *