cop25

COP25: Breve guida alle negoziazioni sul clima

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso delle negoziazioni internazionali sul clima. Se molti di voi conoscono il Protocollo di Kyoto e il tanto discusso Accordo di Parigi, forse non tutti sapranno che questi sono solo due dei principali risultati di una serie di conferenze (le COP) che dal 1995 impegnano annualmente i governi di tutto il mondo. In 25 anni di storia, la comunità internazionale ha prodotto accordi, stabilito impegni e chiarito responsabilità che hanno definito l’approccio mondiale al cambiamento climatico.

Ma quali sono le principali tappe da ricordare? Questa breve guida alla storia delle negoziazioni ve lo spiega in 3 minuti.

Innanzitutto, COP è l’acronimo inglese di Conference of the Parties (Conferenza delle Parti) e, in generale, si riferisce all’organo direttivo di una convenzione (o trattato) internazionale. Nel caso del cambiamento climatico, la convenzione di riferimento è quella dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) o, in italiano, della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici.

 

Un po’ di storia: da COP1 a COP25

La crescente preoccupazione da parte della comunità scientifica sui potenziali effetti del cambiamento climatico spinse le Nazioni Unite, nel 1992, a dotarsi di un quadro d’azione per combattere l’aumento delle temperature: l’UNFCCC.

Numerosissimi paesi (oggi 197) si unirono sin da subito al nuovo trattato internazionale, chiamato appunto UNFCCC, impegnandosi a trovare strategie per ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra, causa principale del surriscaldamento globale.

Nel 1995, i paesi (o Parti) aderenti alla Convenzione diedero il via alle primissime negoziazioni sul clima, riunendosi a Berlino nella prima Conferenza delle Parti, la COP1. Fu Angela Merkel a presiedere la prima COP.

Le tappe fondamentali

  • COP3: Il Protocollo di Kyoto (1997)

La prima grande conquista della comunità internazionale sul clima fu la stesura del Protocollo di Kyoto, il primo trattato internazionale che prevede un impegno concreto e giuridicamente vincolante da parte dei paesi sviluppati a diminuire le proprie emissioni. Nello specifico, il Protocollo di Kyoto richiedeva una diminuzione del 5% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, da realizzarsi entro il il 2012. La ratificazione del Protocollo da parte dei paesi fu molto lenta, in quanto quello del cambiamento climatico era ancora un argomento molto controverso. Il Protocollo di Kyoto ottenne le firme necessarie per entrare in vigore solo nel 2005.

  • COP13: La Bali Road Map (2007)

Alla tredicesima conferenza, i paesi adottarono la Bali Road Map, un piano che ancora oggi struttura le negoziazioni in quattro temi principali: mitigazione, adattamento, finanza climatica e tecnologia.

  • COP14: Aiutare i paesi in via di sviluppo (2008)

Con la COP14, svoltasi in Polonia, avvenne il lancio dell’Adaptation Fund, un fondo stanziato per sostenere i paesi in via di sviluppo nei loro progetti di adattamento al cambiamento climatico.

  • COP15: L’Accordo di Copenaghen (2009)

Per la prima volta si parla di cercare di contenere l’aumento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C. L’Accordo di Copenaghen, tuttavia, è spesso etichettato come “un’occasione persa”. Gli impegni presi dai paesi in questa occasione, infatti, non sono vincolanti e decisamente non abbastanza ambiziosi. Inizia a delinearsi la necessità di produrre un accordo più dettagliato che vincoli legalmente l’intera comunità internazionale.

  • COP17: Un nuovo accordo universale (2011)

Alla COP di Durban, in Sudafrica, si capisce l’importanza di dare un nuovo taglio alle negoziazioni internazionali sul clima, rendendole meno centralizzate, e lasciando ad ogni paese il compito di stabilire il contributo che intende dare per limitare il cambiamento climatico. I paesi decidono quindi di iniziare a lavorare ad un nuovo accordo universale sul clima, da raggiungere entro il 2015 (il futuro Accordo di Parigi).

  • COP21: L’Accordo di Parigi (2015)

Lo storico accordo firmato nel 2015 prevede l’impegno, da parte di tutta la comunità internazionale, di mantenere l’aumento totale della temperatura ben al di sotto dei 2°C, e possibilmente entro 1.5°C. Per fare questo i paesi si impegnano a ridurre drasticamente le proprie emissioni nei prossimi anni per arrivare, nel 2050, a zero emissioni nette, una situazione in cui i (pochi) gas a effetto serra emessi vengono completamente riassorbiti da foreste, oceani e da tecnologie di cattura e sequestro del carbonio. Uno dei principali elementi introdotti dall’Accordo di Parigi è la produzione, da parte di ogni paese, di un Nationally Determined Contribution (NDC), un piano da ripresentare ogni 5 anni che delinei in modo chiaro e conciso la strategia che il paese intende adottare per mitigare (ridurre le emissioni) e adattarsi ai cambiamenti climatici.

Il futuro delle negoziazioni: COP25 (2019) e oltre

La prossima tappa è la COP25, ospitata dal governo spagnolo a Madrid proprio in questi giorni. Durante la COP25 la comunità internazionale si accingerà a finalizzare ciò che è rimasto incompiuto dalla COP24, svoltasi in Polonia nel Dicembre 2018. L’anno scorso, i Paesi hanno compiuto sforzi straordinari per riuscire a finalizzare il cosiddetto “Paris Rulebook”, una sorta di guida all’implementazione dell’Accordo di Parigi che include indicazioni su, ad esempio, la frequenza con la quale i Paesi membri dovranno comunicare i propri progressi all’UNFCCC. Nonostante i progressi fatti negli ultimi mesi, è ancora uno il tassello mancante: la guida al funzionamento dei mercati del carbonio, previsti dall’Articolo 6 dell’Accordo.

L’anno scorso i Paesi membri, infatti, non sono riusciti ad accordarsi sui cavilli tecnici che governeranno il funzionamento dell’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi. La COP25 è l’ultima occasione che i Paesi hanno a disposizione per concludere questo sipinoso e controverso problema, poiché a partire da Gennaio 2020 inizierà ufficialmente il periodo di implementazione dell’Accordo. Negoziazioni tecniche a parte, gli occhi saranno puntati sui grandi emettitori. In molti si aspettano l’annuncio da parte della maggiorparte dei Paesi membri di nuovi e più ambiziosi NDCs. Quelli formulati finora, infatti, non sono sufficienti per mantenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2°C.

 

 

**Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione di altre organizzazioni ad essa collegate**

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *