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L’Europa al bivio del Green Deal

L’Europa al bivio del Green Deal

L’ambiente sembra stia scivolando fuori dai radar politici europei. Sullo sfondo delle imminenti elezioni, i partiti relegano l’ecologia al margine. 

 

L’Europa, quell’entità sognante e complessa, sta navigando in acque turbolente. Il Green Deal europeo, un tempo simbolo luminoso di speranza e unità nel cammino verso un futuro sostenibile, si ritrova ora nel bel mezzo di una tempesta politica, con le sue promesse di un domani più verde messe alla prova da orsi, automobili e contadini esasperati.

 

Il panorama politico del continente mostra i segni di un cambiamento profondo e inquietante. Alle porte delle elezioni europee (6 al 9 giugno 2024), le bozze dei manifesti elettorali rivelano una realtà che molti temevano: l’ambiente, un tempo al centro delle discussioni, sembra ora scivolare verso il margine, diventando più un’ombra di sfondo che una priorità. Il Partito Popolare Europeo (EPP), ad esempio, sembra ormai guardare al tema verde più come un accessorio che non come un pilastro fondamentale. Al contrario, il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) si mantiene fedele all’ideale di un Green Deal “con un cuore rosso”, sottolineando la necessità di non lasciare nessuno indietro nella corsa verso la neutralità climatica.

 

Ma non è solo una questione di manifesti e promesse. Il clima politico si sta raffreddando nei confronti delle politiche verdi, proprio mentre il clima reale continua a riscaldarsi a ritmi allarmanti. La destra, e l’estrema destra in particolare, stanno cavalcando l’onda del malcontento, dipingendo le politiche ambientali come un lusso non necessario o, peggio, come una fantasia distaccata dalla realtà. Dal divieto delle auto a combustione interna fino alle regolamentazioni ambientali percepite come soffocanti, ogni aspetto della politica verde diventa un bersaglio per chi cerca di allargare il divario tra i cittadini e i difensori dell’ambiente.

 

 

La situazione si complica ulteriormente se guardiamo alla geografia politica e climatica dell’Europa. Dal nord, dove le politiche climatiche stanno iniziando a incidere sulle scelte personali degli individui, al sud, dove i governi faticano a gestire la rabbia pubblica per siccità e incendi sempre più frequenti, fino all’est, dove le pressioni legate al costo della vita spingono le politiche verdi in secondo piano, emerge un mosaico di sfide e tensioni.

 

Eppure, in questo scenario tumultuoso, i Verdi cercano di mantenere la rotta, puntando sulla capacità di mobilitare il voto giovanile e sull’apparente supporto pubblico all’obiettivo di raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050. Ma nonostante il loro ottimismo, i sondaggi non promettono nulla di buono: indicano che i Verdi potrebbero perdere circa un terzo dei loro seggi al Parlamento Europeo. Questo, combinato con un calo del sostegno all’ambiente registrato dal 2019 in quasi due terzi dei paesi dell’UE, segnala che il consenso un tempo ampio che ha forgiato il Green Deal sta cedendo il passo alla divisione.

 

Tuttavia, la vera prova del cambiamento sarà nelle elezioni del 2024. Queste non saranno solamente una scelta tra partiti, ma una riflessione profonda su che tipo di Europa vogliamo. Sarà un’Europa che avanza coraggiosamente verso un futuro sostenibile, che protegge i suoi cittadini e che mantiene una posizione forte sulla scena mondiale? O sarà un’Europa che, di fronte alle sfide e ai cambiamenti, sceglie di chiudere gli occhi e di arretrare?

 

 

Mentre ci avviciniamo a questo bivio critico, è chiaro che la posta in gioco non è mai stata così alta. Le scelte fatte oggi, sia dai politici che dai cittadini, non solo modelleranno il futuro politico dell’Europa, ma influenzeranno anche il suo ruolo nel mondo e il suo rapporto con l’ambiente che ci circonda.

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