word-image-5910-1

I Ghiacciai raccontano. Incontro con Giovanni Baccolo

I Ghiacciai raccontano. Incontro con Giovanni Baccolo

Clima da copertine, quelle dei libri che ci proteggono da folate e spifferi di disinformazione sulla crisi climatica. In questa rubrica mensile incontriamo chi li scrive, per conoscere meglio perché ha deciso di farlo e come. Collezioniamo titoli e persone, narrazioni e punti di vista diversi, ma tutti con in comune la voglia di salvare il pianeta dai danni causati dagli umani, e salvare gli umani dai danni causati dalla cattiva informazione.

Grafiche di Isabel Rasotto

In questo sesto numero, incontriamo Giovanni Baccolo. Su Instagram si definisce “scienziato ambientale in cerca di storie di ghiaccio e boschi”, ufficialmente è un ricercatore in glaciologia e scienze della Terra negli ambienti freddi presso l’Università degli Studi di Roma Tre, qui come ospite è autore de “I ghiacciai raccontano” (People, 2024). Si raccontano loro in prima persona, lui presta loro la voce ma non lascia che la propria si sovrapponga alla loro. Li conosce abbastanza bene da sapere che sanno molto e che vanno ascoltati, oggi, e in futuro, e quindi conservati e protetti.

Il suo libro è per tutti coloro che vogliono andare oltre e comprendere davvero le magiche connessioni segrete che esistono tra ecosistemi che sembrano totalmente estranei l’uno dall’altro. È per chi ha voglia di meravigliarsi e di innamorarsi del ghiaccio anche se odia il freddo. È per chi ha conservato la curiosità di esploratore che spesso anima i più piccoli, o vuole riconquistare la freschezza del primo sguardo sul mondo. La scienza, se divulgata bene, offre sempre la possibilità di farlo.

Per prima cosa il titolo: i ghiacciai raccontano. Mi ha fatto pensare che di ghiacciai che scompaiono si parla sempre più spesso, eleggendoli tra i più frequenti simboli della crisi climatica. Ma non li si “ascolta”. Tu che senso vuoi dare a questo titolo?

Con la tua riflessione hai colto esattamente nel segno. Di ghiacciai si parla sempre più spesso. Le notizie circa il loro ritiro arrivano di continuo e quando si parla di cambiamento climatico spesso e volentieri si parla anche dei ghiacciai e della loro scomparsa. Questo da una parte è importante perché il declino del glacialismo è sicuramente uno degli effetti più visibili, impressionanti e importanti che il cambiamento climatico sta producendo sui sistemi naturali. Dall’altra parte è però anche riduttivo perché tutti sanno solamente che i ghiacciai scompaiono e arretrano, dimenticando che in realtà sanno fare molto di più. Il senso del titolo, e del libro, è proprio questo: cercare di raccontare quello che sanno fare i ghiacciai e la loro importanza per il pianeta e per la nostra specie. Da vittime a protagonisti del sistema climatico e della storia planetaria.

Cosa raccontano i ghiacciai? Soprattutto cosa che non vediamo già con i nostri occhi?

Il ghiaccio è discreto. A osservarlo pare il simbolo della purezza e non a caso consideriamo il ghiaccio di un ghiacciaio qualcosa di estremamente puro e incontaminato (ricordate il celebre slogan? Altissima, purissima, levissima…). Eppure dietro pezzi di ghiaccio perfettamente trasparenti, e all’apparenza privi di qualsiasi impurità, si nasconde un mondo intero. I segnali chimici e fisici del ghiaccio raccontano la storia climatica e ambientale del pianeta e possiamo senz’altro affermare che senza i ghiacciai e lo studio delle carote di ghiaccio non saremmo arrivati al livello di comprensione del sistema climatico che abbiamo raggiunto. Questo è il patrimonio di informazione nascosto nei ghiacciai, ma non è solo questo che raccontano. Oggi il glacialismo è in crisi in molte regioni del pianeta, ma esistono contesti dove la dimensione dei ghiacciai e dei processi che ruotano intorno ad essi è talmente vasta da essere incomprensibile. Antartide, Groenlandia, Patagonia, arcipelaghi artici. In quei mondi si nascondono enormi quantità di ghiaccio. Sono aree remote i cui equilibri sono però in grado di influenzare l’intero pianeta, anche a decine di migliaia di chilometri di distanza. Il ghiaccio e i ghiacciai sono a tutti gli effetti una delle colonne portanti del sistema Terra. Senza ghiacciai il pianeta sarebbe molto diverso da quello che conosciamo.

Quali sono a tuo avviso le inesattezze e le falsità riguardanti i ghiacciai che è fondamentale chiarire?

Più che inesattezze credo ci sia un vuoto da colmare. Come dicevo prima, la percezione che si ha dei ghiacciai è quella di una “decorazione” degli ambienti di montagna che purtroppo sta andando perduta. In un certo senso, molte persone considerano la scomparsa dei ghiacciai come la rottura di un bel soprammobile. Non è così, i ghiacciai hanno tante funzioni e da essi dipendono numerosi servizi ecosistemici da cui traiamo giovamento. La scomparsa di un ghiacciaio non è paragonabile alla rottura di un soprammobile, ma al crollo della mensola che regge libri, orologi, quaderni e tante altre cose. Riuscire a divulgare l’importanza dei ghiacciai, il loro ruolo in tanti processi ambientali e in qualche modo anche il profondo rapporto che la nostra specie ha, consciamente o meno, instaurato con essi sarebbe davvero importante e aiuterebbe anche a migliorare la consapevolezza verso il cambiamento climatico e i suoi effetti. Non dimentichiamo che la nostra specie ha già attraversato un’epoca glaciale. In qualche modo Homo sapiens è stato plasmato anche dai ghiacciai.

Nel tuo libro, ci porti in luoghi esplicitamente collegato ai ghiacciai. Perché chi abita altrove, per esempio in pianura o in collina, si dovrebbe interessare anche “egoisticamente” del loro stato?

Perché quello che succede su un ghiacciaio non rimane quasi mai confinato al ghiacciaio stesso. I ghiacciai sono una componente del sistema Terra estremamente connessa con l’atmosfera, l’idrosfera, la biosfera e chi più ne ha più ne metta. Tanto per fare un esempio: oggi il livello medio dei mari cresce di quasi 4 mm all’anno. Sembra poco ma è in realtà un valore enorme che presto inizierà a impattare sulla vita di centinaia di milioni di persone che abitano luoghi situati a pochi metri di quota. Ebbene quei 4 mm sono in gran parte dovuti alla fusione dei ghiacciai. Un piccolo ghiacciaio che fonde sul versante di un selvaggio vulcano andino contribuisce a segnare la vita di un abitante di un atollo del Pacifico, o di una grande metropoli nel golfo del Bengala. E questo è solo un esempio.

Un abitante della Terra, nella sua quotidianità, come può fare la sua parte anche per far sì che i ghiacciai continuino a raccontare?

Questa è una domanda che mi viene fatta spesso. Quando si parla di ghiacciai e cambiamenti climatici è naturale chiedersi “ma io cosa posso fare?”. Non vorrei dare risposte banali anche se è facile cadere nella trappola. Sappiamo tutti che l’azione del singolo è una goccia nell’oceano. Questo non significa però che come individui non possiamo fare nulla. Il primo passo è essere consapevoli e informati su quanto accade. Fatto questo primo passo – che costa fatica, inutile nasconderlo – la strada è già in discesa perché a quel punto diverrà impossibile non farsi delle domande sui nostri impatti, sulla possibilità di ridurre il consumo di risorse e in particolare di combustibili fossili. La parola che dovrebbe entrare un po’ di più nella nostra quotidianità è “limite”, ma purtroppo la classe politica la vede ancora come un tabù. Come possiamo imparare ad accettare i limiti se l’obiettivo dei governi di tutto il mondo è l’aumento infinito del prodotto interno lordo? Eppure dobbiamo porci dei limiti, lo dobbiamo all’ambiente e alle generazioni future e soprattutto dobbiamo imparare a considerare tali limiti come un’opportunità, non come uno spauracchio da cui fuggire. Nulla è infinito sul nostro pianeta. Porci dei limiti, accettarli e convivere con essi dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo.

Quali commenti e reazioni sta suscitando questo libro? È riuscito a “sfondare” la barriera dei già sensibili al tema?

Questa domanda va a toccare un limite molto forte della divulgazione al giorno d’oggi. Oggi la società gode di un livello di connessione e condivisione incredibile rispetto al passato e questo aiuta moltissimo la circolazione delle notizie, dei libri, dei contenuti. Sappiamo che questo non è di per sé positivo. Circolano le notizie ma anche le teorie più bislacche e strampalate. Ma al netto di ciò quello che vedo – parlo della mia esperienza personale ovviamente – è che l’eccesso di connessione non aiuta le idee a diffondersi liberamente in ogni direzione. Piuttosto a essere favorita è stata la creazione di bolle, ovvero sacche di persone sensibili ai diversi temi che non interagiscono più di tanto con chi ha pareri o visioni diverse. I commenti che mi sono giunti sul libro sono stati tutti molto positivi e di questo sono davvero contento. Temo però che a leggerlo sia stato soprattutto chi faceva già parte della bolla sensibile agli argomenti del cambiamento climatico, della protezione ambientale e della divulgazione scientifica. Riuscire a bucare i setti che separano le bolle è difficile. Per farlo non basta comunicare, bisogna raccontare. Comunque il libro è uscito da pochi mesi e ci vorrà del tempo per fare un bilancio. Posso però aggiungere un’ultima cosa. È stata la mia prima esperienza di questo tipo. Sicuramente mi ha insegnato che quando decidi di scrivere un libro il lavoro non termina affatto il giorno in cui arrivi all’ultima pagina, anzi. In ogni caso viva il ghiaccio!

Duegradi vive anche grazie al contributo di sostenitori e sostenitrici. Sostieni anche tu l’informazione indipendente e di qualità sulla crisi climatica, resa in un linguaggio accessibile.

  • Giornalista freelance e fisica dell’ambientale con focus sui diritti: umani, climatici e digitali. Realizzo reportage internazionali soprattutto investigativi, combinando passione e rigore scientifico

    Visualizza tutti gli articoli

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *