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L’Italia si candida per ospitare la COP26

Durante la COP24, tenutasi in Polonia lo scorso dicembre, il Ministro dell’Ambiente Costa e il Premier Conte hanno formalizzato la candidatura dell’Italia per ospitare la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima nel 2020, che verrà ricordata come COP26. La candidatura dell’Italia, incoraggiata dalla petizione online #SalvailClima e sostenuta dalla società civile, ha già raccolto il supporto di numerosi esponenti del mondo politico e istituzionale, tra cui quello di numerosi ex Ministri dell’Ambiente. Si tratta di un segnale importante, che rinvigorisce l’impegno dell’Italia nella lotta contro il cambiamento climatico. In passato, il nostro paese ha ospitato una sola conferenza mondiale sul clima: la COP9, tenutasi a Milano nel 2003.

La COP26 rappresenta un capitolo molto importante per i negoziati internazionali in materia: il tanto discusso Accordo di Parigi entrerà infatti in vigore proprio nel 2020, aprendo quindi la strada ad una nuova fase delle relazioni internazionali sul clima. Allo stesso tempo, i paesi che volessero recedere dagli impegni presi a Parigi potranno farlo formalmente solo a partire dal 2020. Comunque vadano le cose, quindi, la COP26 si preannuncia come un momento cruciale nella storia della lotta al cambiamento climatico e potrebbe davvero rappresentare una delle ultime occasioni per impegnarsi a contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C, scongiurando conseguenze gravissime.

Ospitare la COP26 rappresenterebbe un’opportunità da non perdere per il nostro paese. Innanzitutto l’Italia, in quanto Presidente della Conferenza, sarebbe responsabile di guidare le negoziazioni, acquisendo quindi al loro interno un ruolo politico cruciale. Inoltre, le COP sono eventi prestigiosi, che per diversi giorni riuniscono migliaia di esperti, attivisti e politici da 196 paesi – all’ultima conferenza in Polonia sono stati registrati quasi 30.000 partecipanti. Ospitare la COP26 sarebbe quindi un’occasione unica per stimolare e far conoscere l’avanguardia italiana nel campo dell’efficienza energetica, dell’economia circolare e delle rinnovabili. Infine, come avvenuto in Francia con la Conferenza di Parigi, l’evento creerebbe le condizioni per connettere diverse realtà interessate al cambiamento climatico – industria, società civile, università, comunità locali e istituzioni – dando vita a collaborazioni inedite e iniziative innovative.

Nonostante l’Italia non sia l’unico paese candidato ad ospitare l’evento – dovrà infatti competere con Regno Unito e Turchia – la COP26 si prospetta come un’opportunità importante, grazie alla quale l’Italia potrebbe affermarsi come leader europeo – e perché no, mondiale – nella lotta al cambiamento climatico. Chissà che non sia la volta buona per sdoganare il tema del clima all’interno del dibattito politico nazionale.

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