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Meteo e clima: un paragone per non fare (mai più) confusione

Meteo e clima: un paragone per non fare (mai più) confusione

Riusciresti a capire un film guardandone pochi fotogrammi presi a caso lungo una pellicola lunga centinaia di metri?

Illustrazioni di Viola Madau

Disinformazione climatica

29 dicembre 2017: «Sulla costa Est [degli Stati Uniti] potrebbe essere il Capodanno più freddo mai registrato. Potremmo usare un po’ di quel riscaldamento globale, per difenderci dal quale il nostro Paese, ma non altri Paesi, stava per pagare trilioni di dollari. Copritevi bene!» Donald Trump.

29 maggio 2019: «Ci hanno parlato di riscaldamento globale, ma non ricordo un Maggio così freddo e piovoso nella mia vita: speriamo che arrivi ‘sto caldo.» Matteo Salvini.

23 gennaio 2023: «Ragusa sotto la neve. Temperature rigide e fiocchi che imbiancano la città. Il riscaldamento globale non perdona!» Lucio Malan (capogruppo FdI al Senato).

Quante volte vi è capitato di leggere affermazioni come queste sui social, sentirle a un talk show televisivo o durante una cena in famiglia o tra amici? Nonostante si parli di cambiamenti climatici almeno dagli anni 90, per molte persone queste frasi appaiono corrette ed esprimono perplessità legittime, contribuendo a inquinare la comprensione di questi temi, soprattutto quando sono pronunciate da personaggi che godono della loro fiducia.

Confondere tempo meteorologico e clima è una tattica usata da sempre dal negazionismo. Anche la vecchia storia che non fa più caldo di un tempo, prendendo a pretesto l’attraversamento delle Alpi dell’esercito di Annibale con gli elefanti, peraltro ampiamente confutata, sfrutta questa leva: ma pure se fosse vero che nel 218 a.C. i passi alpini erano liberi dai ghiacci, chi ci dice che non si sia trattato di un episodio meteorologico occasionale? Magari l’anno dopo la stessa via fu coperta da metri di neve.

Meteo e clima non vanno confusi

Per capire il fenomeno del cambiamento climatico è importante non confondere meteo e clima. Sono concetti legati tra loro ma profondamente diversi. Infatti mentre il meteo riguarda le condizioni atmosferiche (temperatura, precipitazioni, vento e nuvole) osservate in brevi periodi che vanno da poche ore a pochi giorni, il clima descrive le stesse condizioni a lungo termine, da decenni a migliaia di anni, rappresentando perciò le tendenze stagionali di temperatura, precipitazioni, ecc. Quindi mentre il tempo meteorologico cambia rapidamente, il clima si evolve lentamente.

Per capire meglio la differenza tra meteo e clima, proviamo a pensare alle pellicole cinematografiche. Chi si ricorda delle “pizze” che venivano usate nei cinema, magari semplicemente per averle viste in qualche vecchio film, come “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore uscito nel 1988? Erano delle scatole metalliche rotonde che contenevano la bobina in cui era avvolta la pellicola cinematografica: per un film intero erano necessarie fino a 8 bobine del peso di una decina di chili l’una!

La pellicola contenuta nelle bobine era un lungo nastro che conteneva la sequenza di tutti i fotogrammi del film. Ogni fotogramma è un’immagine statica, praticamente una fotografia catturata dalla macchina da presa su un set cinematografico, ma, proiettando sullo schermo 24 diverse immagini al secondo, l’occhio umano ha l’impressione di un’immagine in movimento. Considerando questa semplice regola è facile calcolare che per un film di circa 2 ore erano necessari oltre 170.000 fotogrammi.

Immaginate allora di avere per le mani la pellicola di un film e di poterla srotolare di fronte a una lampada guardando in controluce le immagini, un fotogramma alla volta. I primi fotogrammi conterranno i titoli di testa e sono poco interessanti, poi troviamo un fotogramma della prima scena, magari una donna che guarda fuori da una finestra. Srotoliamo qualche metro di pellicola e guardiamo un altro fotogramma: un’auto davanti a un bar con la portiera semiaperta. Scorriamo tra le mani altri metri di pellicola e guardiamo in controluce un altro fotogramma: intravediamo il volto di un vecchio attraverso il fumo di una pipa. Continuiamo così, accumulando per terra decine e decine di metri di pellicola, fermandoci di tanto in tanto per esaminare altri fotogrammi. Quando, dopo molti minuti, tutta la pellicola sarà srotolata per terra ai nostri piedi, avremo visto diverse centinaia di immagini, ma, anche se ce le ricordassimo tutte, è davvero improbabile che avremo anche solo intuito la storia narrata nel film. Al massimo potremmo averne capito il genere cinematografico, supponendo che si tratti di un film di fantascienza se abbiamo visto diversi fotogrammi con delle astronavi, o un vecchio western se ricordiamo molte immagini con cowboy a cavallo.

Eventi meteo e trend climatici

Così come è impossibile apprezzare un film osservandone pochi fotogrammi su una pellicola, non è possibile capire il clima di una località sapendo che tempo ha fatto di tanto in tanto. Concentrarsi sul meteo è come guardare i fotogrammi di una pellicola e non ci permette di ragionare di clima. Ma come l’insieme dei fotogrammi compongono un film, così la sequenza degli eventi meteorologici costituisce il clima. Possiamo allora immaginare di registrare su un grosso libro gli eventi meteo del luogo dove abitiamo: ogni ora appuntiamo su una pagina la temperatura, il tasso di umidità dell’aria, l’eventuale quantità di pioggia o di neve che è caduta, la velocità del vento e così via. Facendo questo lavoro ogni ora, 24 volte al giorno per ogni giorno dell’anno, dopo quasi 20 anni avremo circa 170.000 pagine. Come i fotogrammi di un film di due ore. A questo punto, disponendo di una tecnica che ci permetta di dare un senso a questa quantità di dati, così come i proiettori cinematografici permettono di vedere sullo schermo una storia mettendo in movimento tutte quelle singole immagini, potremo capire il clima della nostra città e valutare se in quel periodo di tempo è rimasto pressoché stabile, pur nell’alternanza delle stagioni, o se qualcosa è cambiato.

Ai fini del clima un singolo evento meteo o anche l’andamento medio di una specifica stagione, ad esempio la neve caduta in un particolare inverno, non hanno nessun significato. La scala temporale con cui valutare i dati meteo ai fini dello studio del clima è stata fissata dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (in inglese, World Meteorological Organization, WMO) in un minimo di 30 anni.

L’impercettibilità del clima

Si tratta di un orizzonte temporale difficile da percepire nel concreto. Chi ha meno di 40 anni come può ricordare come è stata l’estate di 30 anni prima? Ma anche chi è più avanti con l’età fa fatica a individuare trend significativi nel continuo alternarsi delle condizioni meteo che si vivono di giorno in giorno, una stagione dopo l’altra. Possiamo anche soggettivamente ricordare che questo inverno è stato più piovoso di quello dell’anno scorso, o che l’estate del 2003 è stata eccezionalmente calda, ma questo non ci permette di avere una percezione concreta del clima.

È facile perciò far leva sulle emozioni che un particolare evento meteo può suscitare, ad esempio un nubifragio nel bel mezzo di una prolungata siccità, per sminuire la scienza del clima come fece ancora una volta l’ineffabile Salvini lo scorso maggio con queste parole: «La siccità? Amico mio sta piovendo come non piove da un secolo. Per la siccità hai sbagliato indirizzo, vai in Veneto a parlare di siccità, fenomeno. Sta piovendo come non piove da mesi. Rispondo al disinformato che non guarda le previsioni del tempo sulla Rai: vai a parlare di siccità ai veronesi e poi inizia a correre».

Adesso sappiamo che vorrebbe farci guardare un film sbirciandone un fotogramma di tanto in tanto.

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  • Laureato in Economia, dopo un lungo percorso professionale come consulente e imprenditore nel campo del business digitale, attualmente si dedica alla divulgazione sui temi legati alla crisi climatica.

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