Net Zero: cosa significa, come raggiungere l'obiettivo e criticità

Net zero o real zero? Questo è il dilemma

Net zero o real zero? Questo è il dilemma

L’altra faccia delle strategie climatiche di riduzione delle emissioni

 

di Federica Cappelli

grafiche di Cecilia Brugnoli

Nella lotta globale al cambiamento climatico, il concetto di net zero (emissioni nette zero) è emerso come un faro di speranza. Promosso come un obiettivo cruciale per evitare conseguenze ambientali catastrofiche, l’impegno per le emissioni nette zero ha raccolto un’ampia attenzione e il sostegno di governi e aziende. Tuttavia, dietro il velo dell’ottimismo si nasconde una complessa rete di critiche e scetticismi che mettono in discussione l’efficacia e l’integrità dell’agenda net zero. Ma andiamo per gradi: cosa si intende per net zero?

 

Cosa vuol dire Net Zero?

Il termine net zero si riferisce al raggiungimento di un equilibrio tra la quantità di gas a effetto serra emessi nell’atmosfera e la quantità rimossa o compensata, con il risultato di non aggiungere ulteriori emissioni nel conteggio complessivo. In sostanza, significa che le emissioni totali di gas serra prodotte sono pari alle emissioni totali rimosse dall’atmosfera.

 

Il concetto di emissioni nette ha acquisito una notevole importanza nelle discussioni e nelle politiche internazionali sul clima, con molti Paesi, aziende e organizzazioni che hanno fissato obiettivi ambiziosi per raggiungere le emissioni nette zero entro la metà del secolo. La vasta accettazione di cui il concetto di emissioni nette zero gode nei negoziati internazionali e negli obiettivi climatici è legata principalmente al fatto che consente ai Paesi e alle imprese di rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni assunti nell’ambito di accordi internazionali come l’Accordo di Parigi, tramite la compensazione delle emissioni che non possono essere eliminate immediatamente.

 

Come si può raggiungere l’obbiettivo Net Zero?

Vi sono tre modi principali per controbilanciare l’emissione di nuovi gas serra in atmosfera: l’eliminazione, la compensazione e il mercato dei crediti di carbonio.

 

Eliminazione delle emissioni di CO2

L’eliminazione delle emissioni dall’atmosfera può avvenire tramite due tecniche principali: la cattura e la rimozione della CO2.

 

La cattura viene utilizzata alla fonte delle emissioni (ad esempio nelle raffinerie durante l’estrazione del petrolio o per catturare le emissioni prodotte da macchine e altri mezzi di trasporto). Abbiamo parlato approfonditamente delle tecnologie di cattura della CO2 in un recente articolo.

 

La rimozione della CO2 può avvenire invece tramite metodi basati sulla natura (come, ad esempio, la riforestazione) o tramite tecnologie di rimozione della CO2 presente nell’atmosfera aperta.

 

Sia le tecnologie per la cattura che quelle per la rimozione sono quasi sempre associate allo stoccaggio della CO2 in dei serbatoi geologici. Nonostante siano ormai parte integrante di tutti gli scenari di mitigazione del cambiamento climatico, sia le tecnologie di cattura che quelle di rimozione della CO2 sono tuttavia ancora poco mature o eccessivamente costose per essere implementate su larga scala.

 

Compensazione delle emissioni di CO2

Il secondo meccanismo per ottenere le emissioni nette zero è quello della compensazione delle emissioni (carbon offset), che si riferisce alla pratica di compensare le emissioni di gas serra generate da una fonte investendo in progetti che riducono o eliminano una quantità equivalente di emissioni altrove.

 

Il meccanismo della compensazione non è una novità, infatti se ne parlava già durante i primi negoziati climatici ed è stato riconosciuto ufficialmente nel protocollo di Kyoto attraverso il Clean Development Mechanism, che garantiva un certo grado di flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi attraverso la possibilità di ridurre le emissioni altrove, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, come abbiamo discusso in un precedente articolo, da meccanismo collaterale quello della compensazione è finito per diventare per diverse aziende la strategia principale per il raggiungimento dei propri obiettivi di neutralità carbonica. 

 

Il mercato internazionale delle emissioni di CO2

Infine, il mercato internazionale delle emissioni stabilisce limiti massimi per i gas inquinanti, assegnando alle aziende quote di emissioni. Ogni quota permette di emettere una tonnellata di gas a effetto serra e superandola si va incontro a sanzioni. Essendo un mercato, è previsto lo scambio di quote di emissioni tra Paesi, permettendo ai Paesi che hanno esaurito le quote a loro disposizione di compensare le proprie emissioni acquistando crediti da quelli con minori emissioni, facilitando il raggiungimento degli obiettivi climatici. Tuttavia, questa pratica solleva questioni sulla reale riduzione delle emissioni e sull’equità nell’accesso ai crediti.

 

Come raggiungere il Net Zero?

Net Zero: alcune criticità

Emissioni zero o emissioni nette zero?

Gli attivisti e i critici del net zero sostengono che la nozione di emissioni nette zero sia intrinsecamente difettosa, in quanto offre un’illusione fuorviante di progresso, consentendo un continuo inquinamento e degrado ambientale e sminuendo il senso di urgenza che sottende la necessità di ridurre le emissioni al più presto. Sostengono che l’affidamento a meccanismi di compensazione delle emissioni di carbonio, come la piantumazione di alberi o il finanziamento di parchi eolici, consente agli inquinatori di eludere le vere riduzioni delle emissioni semplicemente pagando altrove per le loro indulgenze ambientali.

 

In particolare, il timore è che l’ottimismo tecnologico possa mettere in ombra soluzioni più urgenti ed eque al cambiamento climatico. L’affidamento a tecnologie non ancora disponibili sul mercato, come la cattura e lo stoccaggio del carbonio, la rimozione della CO2, o la geoingegneria, potrebbe distogliere l’attenzione e le risorse da strategie di mitigazione comprovate, come la diffusione delle energie rinnovabili e gli sforzi volti all’efficientamento energetico e alla riduzione del consumo di energia. Come hanno ricostruito alcuni scienziati climatici, le tecnologie di rimozione e di cattura e stoccaggio del carbonio sono state inserite nei modelli climatici ben prima che tali progetti entrassero effettivamente in funzione, offrendosi ai decisori politici come unica via d’uscita per raggiungere un accordo sulle azioni da intraprendere a livello internazionale. 

 

Quale riforestazione?

Le foreste sono i più importanti serbatoi naturali di carbonio sulla terraferma e per questo motivo una gran parte dei meccanismi di compensazione si basano sulla piantumazione di alberi e sulla riforestazione. Tuttavia, queste attività vengono spesso portate avanti senza tenere realmente conto di alcuni aspetti importanti legati alle caratteristiche specifiche di alcuni tipi di piante e ai cicli naturali che regolano la loro crescita.

 

In primo luogo, il semplice atto di piantare alberi non è sufficiente a compensare le emissioni dei combustibili fossili. C’è un lasso di tempo di dieci o venti anni prima che le foreste piantate inizino ad accumulare una quantità significativa di biomassa, necessaria per assorbire il carbonio dall’atmosfera. Nel frattempo, continuare a bruciare combustibili fossili aggiunge ulteriore carbonio in atmosfera, soprattutto durante gli anni critici per evitare i peggiori scenari climatici.

 

In secondo luogo, la piantumazione di alberi è spesso effettuata sotto forma di piantagioni su larga scala e in monocoltura. Queste grandi monoculture arboree, mascherate come tentativi di ripristinare le foreste, non forniscono una soluzione adeguata ai problemi dei cambiamenti climatici. Le foreste naturali, nel corso di decenni o addirittura secoli, continuano a catturare e trattenere il carbonio atmosferico: al contrario, le piantagioni, spesso utilizzate per la produzione di biocarburanti, vengono regolarmente abbattute, provocando il rilascio di gran parte del carbonio precedentemente immagazzinato.

 

One tonne in is not one tonne out

Una recente ricerca pubblicata su Nature Climate Change mette in discussione l’ipotesi di simmetria nel bilanciare le emissioni di CO2 con la sua rimozione, rivelando una crescente asimmetria all’aumentare dei volumi di emissione. Lo studio dimostra che una tonnellata di CO2 emessa non equivale a una tonnellata rimossa a causa delle dinamiche non lineari del sistema Terra.

 

Mentre le emissioni e gli assorbimenti più piccoli possono presentare una certa simmetria, i volumi più grandi mostrano disparità significative. Ciò implica che all’aumentare della CO2 emessa in atmosfera, è necessaria un’ulteriore rimozione di CO2 per stabilizzarne le concentrazioni atmosferiche. Per via della complessa risposta dei serbatoi di carbonio terrestri e oceanici alle emissioni e alla loro rimozione, un semplice bilanciamento delle emissioni con un’uguale rimozione porterebbe a livelli di CO2 più elevati che evitare del tutto le emissioni. 

 

Greenwashing

Un’altra criticità riguarda la mancanza di regolamenti applicabili e di meccanismi di responsabilità che circondano gli impegni net zero. Senza una supervisione rigorosa e standard di rendicontazione trasparenti, c’è il rischio che le aziende e i governi si impegnino nel greenwashing, ovvero la pratica di presentarsi in modo ingannevole come responsabili dal punto di vista ambientale mentre continuano a portare avanti pratiche dannose dietro le quinte.

 

Questo non solo erode la fiducia della società civile, ma mina anche la credibilità degli obiettivi climatici stessi. Inoltre, con le potenti industrie dei combustibili fossili e altre entità inquinanti che esercitano una notevole influenza sulle decisioni politiche e sulle narrazioni pubbliche, c’è il rischio che gli impegni per le emissioni nette zero vengano cooptati per servire gli interessi di agende orientate al profitto piuttosto che a un’autentica gestione dell’ambiente.

 

Duegradi vive anche grazie al contributo di sostenitori e sostenitrici. Sostieni anche tu l’informazione indipendente e di qualità sulla crisi climatica, resa in un linguaggio accessibile.

  • Federica Cappelli

    Federica è ricercatrice in Economia Ambientale presso l'Università di Ferrara. Si occupa in particolare degli impatti socioeconomici del cambiamento climatico e della transizione ecologica.

    Federica Cappelli

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *