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A tavola con il cambiamento climatico: Le patate…native

A tavola con il cambiamento climatico: le patate…native

Cosa (non) mangeremo e berremo, in futuro, se il cambiamento climatico si siede al nostro tavolo

Illustrazioni di Martina Spinelli

Un alimento versatile

Forse pochi alimenti sono versatili quanto le patate. Le puoi preparare in mille modi: al vapore, al forno, fritte. Sono presenti nella cucina italiana da nord a sud, dallo scrocchiare del tortel trentino alla morbidezza della pitta salentina. Inoltre, sono un alimento dall’alto valore nutrizionale, con un grande potere saziante, e relativamente semplice da coltivare e conservare. E anche se spesso sono percepite più come un contorno che come protagoniste del piatto, le patate sono il terzo alimento più diffuso al mondo, dopo il grano e il riso, e rappresentano quindi il principale raccolto non cerealicolo destinato al consumo umano. Un vero e proprio alimento di base, la patata tollera i terreni aridi, marginali e presenta un alto potenziale produttivo.

È interessante comprendere come questa coltivazione si rapporti al cambiamento climatico. Ecco, quindi, il terzo articolo della serie “A tavola con il cambiamento climatico”, che (quasi) ogni mese cerca di far luce su come le nostre diete cambieranno se ad aggiungersi nel famoso posto a tavola è il nuovo clima che ci attende. Guardare alle patate ci permette di osservare le interazioni fra cibo e clima da una prospettiva un po’ diversa rispetto ai primi due articoli, sulla pizza e lo spritz. Infatti, questa volta parleremo delle possibilità di resilienza delle patate, e lo faremo focalizzandoci sul loro centro d’origine e su varietà non convenzionali: le patate native.

Agro-biodiversità dai mille colori

Oggi presente in tutto il mondo, la patata venne addomesticata più di 7000 anni fa sulle sponde del Lago Titicaca in Perù, al confine con l’attuale Bolivia, per questo con patate native si intendono le varietà oriunde peruviane. La coltivazione della patata rappresenta un quarto del PIL del settore agricolo del Perù, ed è la principale coltura nazionale a cui si dedicano più di 700.000 famiglie peruviane, soprattutto piccoli agricoltori e agricoltrici andini. Ma sugli altopiani tra i 3.700 e i 4.200 metri sul livello del mare, non si coltivano solo varietà moderne, ma anche quelle native destinate principalmente all’autoconsumo, ma il cui mercato si sta ampliando sempre di più.

Dietro la produzione di patate nelle Ande si cela una realtà agro-ecologica sfaccettata. La cordillera è uno dei centri di agro-biodiversità più ricchi del pianeta. Si stima che in Perù esistano più di 4.000 varietà di patate native, dalle polpe striate, rosse, viola, e dalle forme più incredibili. Si stratta solo di stime poiché la ricchezza varietale è così ampia che molte di queste varietà sono coltivate solo nei campi di alcune comunità andine, e non di altre, e una catalogazione completa non esiste ancora.

Per secoli, queste comunità hanno adottato metodi di coltivazione tradizionali per selezionare, preservare e sviluppare una collezione di semi di patate autoctoni tramandata di generazione in generazione. Attraverso queste pratiche agricole, chi lavora la terra garantisce l’esistenza dell’agro-biodiversità, conservandola in situ, e cioè negli stessi campi di coltivazione, e la aiuta a evolversi nel tempo.

Resistenza e rischio per le patate native

I sistemi agro-ecologici che si sviluppano attorno alla produzione di patate native ne permettono la preservazione e la continua evoluzione, aspetti fondamentali per la biodiversità e quindi per l’adattabilità a un clima in cambiamento. Le coltivazioni di patate native sono state, e continuano a essere, selezionate per la loro tolleranza alle condizioni climatiche estreme delle Ande e possiedono una resistenza genetica a fattori avversi come siccità, gelate, grandinate, e alte temperature. Inoltre, essendo conservate “in campo”, la loro capacità di adattamento è in continua evoluzione.

In risposta ai cambiamenti climatici, che mettono a rischio la sicurezza alimentare, le patate native forniscono una nutrizione adeguata alle comunità dove si producono principalmente per autoconsumo, perché sono ricche di vitamina A e C, ferro, potassio, zinco, e alcune varietà hanno elementi antiossidanti e antinfiammatori. Inoltre, le tecniche tradizionali andine come la fermentazione (tocosh) o la disidratazione (chuño), permettono di conservare patate per moltissimo tempo, contribuendo a ridurre i rischi per la sicurezza alimentare. Inoltre, questo raccolto è la principale fonte di reddito di molte famiglie, in un paese dove il consumo di varietà native si sta diffondendo sempre di più.

Questo alimento è simbolo della cultura andina e rappresenta un modo per salvaguardarne le antiche tradizioni. In Perù, infatti, esistono veri e propri guardiani e guardiane delle patate native, impegnati a preservarne il valore agro-culturale. Coltivano le varietà ereditate dalle loro famiglie seguendo metodi tradizionali ed ecologici, e condividono buone pratiche, idee e sementi con altre comunità. Quello che emerge dalle loro testimonianze è che anche l’altipiano andino sta vivendo le conseguenze negative del cambiamento climatico.

L’aumento delle temperature nella regione andina e le intense siccità colpiscono le patate durante il periodo cruciale per la semina, a novembre, mentre le piogge, che tradizionalmente arrivavano a dicembre, ora si spostano tra gennaio e marzo, danneggiando le piante nel pieno della loro fioritura. Le variazioni stagionali e di intensità nelle precipitazioni hanno inoltre favorito l’insorgere di parassiti come la peronospora della patata. Indirettamente, la siccità influisce anche sull’accesso ai fertilizzanti naturali, data la moria di bestiame, come i lama, così come sull’irrigazione. L’area di produzione, inoltre, sta diminuendo e spostandosi sempre più in quota.

Perdere una varietà in campo potrebbe significare non poterla più recuperare, proprio a causa della mancanza di una conoscenza completa di tutte le diverse patate native coltivate in queste comunità. Queste “estinzioni”, nel lungo periodo, potrebbero compromettere la sicurezza alimentare della regione, poiché la riduzione del materiale genetico disponibile per sviluppare nuove varietà aumenta il rischio di vulnerabilità alle malattie, ai patogeni e agli effetti del cambiamento.

La biodiversità in campo per un’alimentazione a prova di clima

La storia delle patate native e il loro legame con le comunità e i territori in cui vengono coltivate è esemplare della complessità e delle interconnessioni del sistema alimentare. Produrre e consumare cibo è non solo una questione di sopravvivenza, ma un tema con profonde implicazioni culturali e ambientali legate al clima. Entrano così in campo la sicurezza alimentare, la biodiversità agricola e le tradizioni ancestrali. Tra le tante sfide poste dai cambiamenti climatici all’alimentazione globale, anche mantenere la diversità delle colture potrebbe fare la differenza.

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  • Verdiana è attualmente in Perù per un servizio civile presso la FAO, dove segue progetti di sviluppo rurale e azione climatica. In passato si è occupata di politiche europee e sistemi alimentari.

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