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Perché volare di meno fa bene al clima

Il Problema

In poco meno di dieci anni, il numero di passeggeri aerei è quasi raddoppiato: nel solo 2019 saranno 4,59 miliardi le persone a prendere un aereo. Se i prezzi stracciati delle compagnie low cost hanno permesso ad una buona (e privilegiata) fetta della popolazione mondiale di scoprire il mondo, il traffico aereo in aumento sta avendo un impatto significativo nel contesto del cambiamento climatico. I combustibili utilizzati per far funzionare gli aerei sono altamente inquinanti. A questo, va aggiunto il problema del forzante radiativo: le emissioni di CO2 da aeroplani ad altitudine elevata hanno un impatto maggiore sul riscaldamento globale.

Secondo la Commissione Europea, se il trasporto aereo fosse un paese, sarebbe il decimo emettitore al mondo. È responsabile del 2% delle emissioni mondiali di CO2; più di Francia e Regno Unito messi insieme. Se già a livello aggregato l’impatto è significativo, a livello individuale può stravolgere la nostra impronta di carbonio Un volo di andata e ritorno Roma-Los Angeles farebbe emettere, ad un singolo passeggero, quasi dieci volte di più di quanto non emetta un cittadino Keniota in un anno: 2.86 tonnellate di CO2 contro 0.3.  

L’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) stima che entro il 2020 il livello di emissioni di CO2 causate dal trasporto aereo salirà di almeno il 70% rispetto a 2005. Entro il 2050 l’incremento potrebbe essere addirittura del 300-700%. L’impatto ambientale che ne conseguirebbe sarebbe catastrofico.

 

Cosa fa la comunità internazionale?

Ridurre le emissioni legate al trasporto aereo è una questione spinosa per la comunità internazionale. Non tenendo conto degli esorbitanti costi legati al danno ambientale, molti governi sostengono che l’intensificazione del trasporto aereo abbia in realtà portato sviluppo e ricchezza. Questa credenza, se vista alla luce del cambiamento climatico, presenta le sue falle. È quindi fondamentale che la comunità internazionale trovi al più presto una soluzione a questo problema. Seppur non ancora sufficienti, alcune buone notizie stanno in effetti arrivando.

 

  1. Limiti alle emissioni di CO2

Nel febbraio 2017, l’ICAO  ha adottato il primo standard globale di certificazione di CO2 per i nuovi aerei. La norma stabilisce limiti alle emissioni di CO2 degli aeromobili in relazione alle loro dimensioni e peso. Si prevede che lo standard risparmierà quantità significative di CO2 una volta in vigore, nel 2020. 

 

      2. Carburanti più sostenibili

Negli ultimi anni, ingenti investimenti hanno puntato a rendere i carburanti utilizzati più sostenibili. Secondo la International Air Transport Association (IATA), ogni nuova generazione di aeroplani è circa del 20% più efficiente –in termini di utilizzo di combustibile– rispetto a quella precedente. Si stima che nei prossimi dieci anni le compagnie aeree investiranno almeno $1,3 miliardi in nuovi aeroplani più “puliti”. 

 

       3. Un mercato del carbonio per gli aerei

Le emissioni aeree giocano anche un ruolo importante nel contesto del mercato del carbonio. A partire dal 2012 le emissioni provenienti dall’aviazione sono state incluse nel sistema di scambio delle emissioni europee (EU ETS). Ai sensi dell’EU ETS, tutte le compagnie aeree che operano in Europa, sia europee che non europee, sono tenute a monitorare, comunicare e verificare le loro emissioni e a restituire quote a fronte di tali emissioni. Ricevono quote negoziabili che coprono un certo livello di emissioni dai loro voli all’anno.

 

        4. Un sistema internazionale di compensazione e riduzione delle emissioni di CO2

Al di là degli sforzi europei, il sistema di compensazione e riduzione del carbonio per l’aviazione internazionale (CORSIA) mira a stabilizzare le emissioni di CO2 entro il 2020 imponendo alle compagnie aeree di compensare la crescita delle loro emissioni dopo tale data. Secondo questo sistema, le compagnie aeree dovranno monitorare le emissioni su tutte le rotte internazionali e compensare le emissioni in eccesso investendo in progetti che riducono le emissioni in altri settori (ad esempio, le energie rinnovabili). 

 

Nonostante queste misure nascenti, sono ancora innumerevoli gli ostacoli che impediscono una vera e propria rivoluzione del settore. In particolare, la natura internazionale e inter-giurisdizionale dei voli aerei implica che il monitoraggio accurato delle emissioni è incredibilmente difficile, ed è difficilmente attribuibile ad un singolo paese. Sarebbe quindi opportuno che le singole compagnie aeree, più che gli Stati, diventassero responsabili del proprio inquinamento.

È inoltre vero che volare è diventato parte integrate di determinati stili di vita, e numerosi programmi offerti dalle compagnie aeree (Frequent Flyers Programmes) incentivano di fatto l’utilizzo di questo metodo di trasporto.

 

Cosa posso fare io?

Con l’avvento delle compagnie low-cost, volare è ormai pratica relativamente comune per un cittadino europeo. Viaggiare e spostarsi non è mai stato così facile, ma a pagarne le spese, nel lungo termine, è la comunità internazionale. In particolare, i più vulnerabili.

Tralasciando i costi (a volte onerosi) di un biglietto aereo, non tutta la popolazione mondiale potrebbe permettersi di prendere un aereo; se tutti volassero con la stessa frequenza di un cittadino italiano vivremmo in un mondo decisamente più caldo ed inquinato, e decisamente meno ospitale.

Alla luce di queste ingiustizie distributive, quindi, è importante prendere coscienza del proprio impatto ambientale, e agire per ridurre gli eccessi. Un articolo del New York Times ha raccolto cinque regole principali che ognuno di noi può seguire per riuscire a ridurre il proprio impatto ambientale quando si tratta di viaggi:

 

  1. Vola di meno 

 È vero — rinunciare a viaggiare è difficile, se non impossibile. Rinunciare ad un viaggio in aereo a favore di altri mezzi di trasporto, però, potrebbe essere più semplice. Molte destinazioni europee sono ad esempio facilmente raggiungibili con il treno — almeno 5 volte meno inquinante rispetto agli aerei. Ad esempio, se un volo Londra – Edinburgo farebbe emettere 144 kg di CO2 a passeggiero, lo stesso tragitto fatto in treno consumerebbe solo 29 kg di CO2! Quando il treno non è un’opzione, autobus e auto potrebbero essere una valida alternativa. Scegliere un mezzo di trasporto diverso dall’aereo potrebbe (a volte) essere più lento, e allungare i tempi di viaggio; ma se ben organizzato un viaggio in treno alla volta di Copenhagen può celare numerosissime tappe interessanti e rendere l’avventura più memorabile. Il sito GreenTickets  permette di pianificare i propri spostamenti all’interno dell’Unione Europea mostrando le opzioni di viaggio più economiche e con un’impronta di carbonio minore.

 

  1.  Se voli, compensa le tue emissioni

Quando la meta da raggiungere è troppo distante, e volare è dunque necessario, è bene compensare le proprie emissioni. Compensare (in inglese “offsetting”) le proprie emissioni consiste nel calcolare le emissioni generate e quindi acquistare “crediti” da progetti che impediscono o rimuovono le emissioni di una quantità equivalente di gas serra altrove. Esistono molte piattaforme che permettono di calcolare le emissioni generate, ad esempio, da un volo e di acquistare crediti per compensarle. Una tra tutte, Climate Neutral Now, gestita dall’UNFCCC. 

 

  1.  Vola in economy

Un biglietto in business class genera almeno il triplo delle emissioni rispetto ad un biglietto in economy. In business class, infatti, i sedili sono più grandi, ed un singolo passeggero occupa più spazio; meno passeggeri, quindi, viaggiano per la stessa quantità di carburante utilizzata. 

 

  1. Ascolta gli assistenti di volo

 Sembrerebbe che alcune delle regole da rispettare quando si è seduti sull’aereo possano contribuire alla riduzione delle emissioni di un volo. Ad esempio, abbassare i finestrini quando l’aereo è esposto a luce diretta (o quando si trova in una zona geografica particolarmente calda) permetterebbe all’aeromobile di consumare meno carburante per raffreddare gli interni. 

 

  1. Impara a conoscere i carburanti.

Diverse compagnie aeree adottano diverse strategie in merito a carburante utilizzato, e non tutte le compagnie aeree prestano particolare attenzione alle proprie emissioni. Secondo uno studio del 2016, la compagnia più attenta all’impatto ambientale è la finlandese Finnair, seguita da TAP Portugal e Virgin Australia. Tra le più virtuose, figurano anche le low cost EasyJet e Ryanair. Quest’ultima, in particolare, ha una strategia per il clima ben delineata: offrire ai clienti la possibilità di compensare le emissioni dei viaggi, investire in nuovi aeromobili più efficienti ed e utilizzare un singolo motore nel rullaggio tra la pista e il terminal.

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