Quanto è verde il piano per il recupero dell’Europa 

Quanto è verde il piano per il recupero dell’Europa

Quanto è verde il piano per il recupero dell’Europa

Secondo Von der Leyen, il piano garantirà la transizione verso “un’Unione climaticamente neutra, digitale e sociale”

di Fabiola De Simone

Ci siamo arrovellati a lungo sul tipo di risposta adatta a una crisi senza precedenti, in termini di effetti sulla nostra società, come quella scaturita dalla pandemia di Covid-19. Una crisi in cui abbiamo però intravisto un potenziale di riscatto: crediamo che questo sia il momento giusto per rinascere, ma bisogna agire congiuntamente su due fronti – quello economico e quello ambientale – così da non perdere di vista il problema tanto latente quanto pericoloso che è il cambiamento climatico. Dopo settimane di attesa, la Commissione europea ha finalmente proposto un piano per la ripresa dell’Europa. Ma come funzionerà il piano? E, soprattutto, è abbastanza “verde”?

 

La proposta

È con grande entusiasmo che mercoledì 27 maggio, di fronte ai membri del Parlamento europeo, la presidente dell’esecutivo UE Ursula Von der Leyen ha presentato la proposta della Commissione per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus. L’idea è quella di istituire un fondo di recupero (il famoso “Recovery Fund”) che abbia una duplice funzione

 

    1. Rafforzare il bilancio a lungo termine dell’Unione per il periodo 2021-2027 (il cosiddetto Quadro Finanziario Pluriennale, che fissa i limiti della spesa dell’Unione in diverse categorie – tra cui il clima – nell’arco di quei 7 anni), aggiungendo fondi a programmi preesistenti ma fondamentali per risollevare l’Europa dalla crisi;
    2.  Finanziare strumenti nuovi, mirati e creati ad hoc per aiutare i Paesi dell’Unione in difficoltà. 

 

Questo fondo di recupero aggiuntivo ha preso il nome di “Next Generation EU” (ovvero “Prossima Generazione Europa”), un chiaro segnale di lungimiranza e propensione al futuro.  Se approvato, lo strumento resterà attivo dal 2021 al 2024, raccogliendo risorse finanziarie per un totale di 750 miliardi di euro (di cui 500 a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti), per la maggior parte destinata a sostenere investimenti pubblici e riforme strutturali negli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi. La restante parte si aggiungerà invece temporaneamente al bilancio dell’Unione 2021-2027, già proposto nel 2018 per un totale di 1.100 miliardi di euro. Mettendo insieme bilancio e fondo di recupero, la forza finanziaria dell’UE raggiungerebbe quindi quota 1.850 miliardi.

 

Il fondo stanzierà €750 miliardi destinati a un futuro climaticamente neutro, digitale e sociale

Cosa c’è di verde nel piano

Secondo Von der Leyen, il piano garantirà la transizione verso “un’Unione climaticamente neutra (cioè con zero emissioni di gas serra), digitale e sociale”, mantenendo così gli obiettivi del Green Deal europeo, la famosa tabella di marcia presentata a dicembre per rendere sostenibile l’economia dell’UE, al centro della ripresa. In che modo?

 

Innanzitutto, la Commissione ha confermato la volontà di destinare il 25% del totale delle risorse finanziarie del bilancio 2021-2027 all’azione per il clima. Questa intenzione era già stata espressa nel 2018, ma rappresenta comunque un miglioramento rispetto al 20% del bilancio 2014-2020. Inoltre, Next Generation EU permette di agire su due fronti: rafforzare una serie di strumenti chiave preesistenti esplicitamente dedicati all’ambiente, e garantire indirettamente la transizione verde attraverso investimenti “sostenibili” previsti dagli strumenti creati ad hoc per la crisi.

 

Gli strumenti rinforzati

Una delle azioni più importanti da un punto di vista climatico previste nel piano è il rafforzamento del Fondo per una giusta transizione, istituito per aiutare gli Stati membri maggiormente dipendenti dai combustibili fossili a farne progressivamente a meno, che passa da 7,5 a 40 miliardi di euro. Allo stesso tempo, il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale viene rinforzato di 15 miliardi, per perseguire gli obiettivi della strategia sulla biodiversità e di quella “dal produttore al consumatore” sulla sostenibilità del sistema alimentare. Infine, una parte delle risorse del programma faro di investimento europeo InvestEU– per un totale di 20 miliardi di euro – dovrebbero essere destinati a progetti su infrastrutture sostenibili.

Rafforzamento del Fondo per una giusta transizione, che passa da 7,5 a 40 miliardi di euro.

Gli investimenti ad hoc

Dall’altra lato, anche gli investimenti non strettamente legati al clima dovranno essere in teoria in linea con gli obiettivi verdi dell’Unione. Un esempio è il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, il maggiore strumento previsto in Next Generation EU in termini finanziari, con un bilancio di 560 miliardi di euro sui 750 miliardi totali del fondo di recupero. Esso è stato appositamente creato per supportare riforme strutturali negli Stati Membri, ma presenta delle condizionalità per i Paesi che vogliono accedere alle risorse, tra cui quella della sostenibilità ambientale.

 

In particolare, i piani nazionali presentati dagli Stati Membri che descrivono investimenti e riforme per i prossimi 4 anni, devono innanzitutto rispettare gli obiettivi a lungo termine dell’Unione, tra cui compare anche la transizione verde e digitale, ed allinearsi con i rispettivi piani nazionali per l’energia e il clima, già presentati dagli Stati alla Commissione nei mesi scorsi. Peccato però che questo allineamento sia solo uno dei criteri di valutazione in base ai quali verranno elargiti i fondi – insieme, ad esempio, a impatto sull’occupazione e crescita economica. Ciò vuol dire che un Paese che presenta un piano non al 100% verde potrebbe comunque ricevere la contribuzione da parte dell’Unione europea. 

 

Inoltre, la Commissione prevede di investire nella ristrutturazione del parco immobiliare e delle infrastrutture critiche in Europa, di dare una spinta alle rinnovabili attraverso la costruzione di un milione di punti di ricarica per i veicoli elettrici, e di puntare nell’economia circolare con la creazione di un milione di nuovi posti di lavoro. A guidare gli investimenti nella fase di ripresa sarà la cosiddetta “tassonomia verde”, un sistema attraverso cui, a partire dal 2021, l’UE valuterà la sostenibilità ambientale delle attività economiche. Resta, tuttavia, da capire bene il suo funzionamento, e soprattutto in che modo esso si applicherà non solo al programma Next Generation EU ma anche alla totalità del bilancio a lungo termine dell’Unione. 

Verde ma non troppo

Insomma, il piano di recupero dell’Europa indossa un abito verde che dall’esterno sembra gli stia a pennello. In realtà però, nonostante gli sforzi, la Commissione ha deciso di mantenere un atteggiamento soft, non includendo clausole ambientali vere e proprie che assicurino la completa chiusura ai settori inquinanti. Ciò potrebbe avere conseguenze molto pericolose. Senza criteri ambientali minimi per gli investimenti, si rischia infatti quell’ “effetto rimbalzo” che ci porterebbe indietro di 100 anni nel percorso di transizione verso un’economia a zero emissioni. L’uso della tassonomia come guida agli investimenti resta un tassello fondamentale, ma il sistema non è stato ancora ufficialmente istituito, e i dettagli sulla sua applicazione sono da chiarire. 

Per quanto riguarda il via libera alla proposta e l’adozione del piano, si attendono ora i negoziati tra i leader dei 27 Stati membri in seno al Consiglio europeo da concludersi entro luglio. Una volta raggiunto un accordo, il piano sarà adottato, previa approvazione del Parlamento, entro dicembre 2020.

 

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