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Populismo climatico: la febbre che brucia l’Europa e avvelena il futuro

Populismo climatico: la febbre che brucia l’Europa e avvelena il futuro

 

L’Europa è in preda a una febbre perniciosa, un morbo che attacca la ragione e avvelena il dibattito pubblico: il populismo climatico. Una febbre che brucia le certezze e alimenta la divisione, in un delirio di negazionismo, semplificazioni esagerate e odio verso l’altro.

 

I sintomi sono evidenti: politici che urlano contro “l’invenzione del clima che cambia” mentre  il pianeta suda febbre, talk show dove si blatera di complotti globalisti mentre le calotte glaciali si fondono come ghiaccioli al sole, social media invasi da meme che deridono la scienza e inneggiano al carbone come se fosse l’elisir di lunga vita.

 

Ma la febbre del populismo climatico non è solo un problema di ignoranza o di fanatismo: è un virus che si nutre di paure profonde, di insicurezze legate al futuro, di un senso di impotenza di fronte a una sfida immensa come quella del cambiamento climatico.

 

Ecco perché i populisti, con la loro demagogia da strapazzo, riescono a conquistare consenso: offrono una risposta facile a problemi complessi, un capro espiatorio su cui scaricare le nostre ansie, un nemico da odiare per sentirci di nuovo in controllo.

 

Peccato che le loro soluzioni siano come cerotti su una ferita mortale: uscite dall’euro, ritorno al carbone, muri contro gli immigrati. Niente che possa davvero raffreddare la febbre che brucia il pianeta.

 

Anzi, il populismo climatico non fa altro che aggravare la malattia. Rallenta l’azione per il clima, alimenta la divisione sociale, mina la fiducia nelle istituzioni e mette a rischio la democrazia.

 

 

Esempi emblematici di questa febbre dilagante:

  • In Germania, il partito di estrema destra AfD nega il cambiamento climatico e si oppone a qualsiasi misura per la tutela dell’ambiente.
  • In Francia, i gilet gialli hanno protestato contro le tasse sul carburante, considerate un ostacolo alla loro libertà di movimento e al loro stile di vita.
  • In Italia, Matteo Salvini ha definito Greta Thunberg “una ragazzina manipolata” e ha bollato le politiche green come “un complotto contro il nostro paese”.

 

La febbre del populismo climatico non risparmia nessuno:

  • Media compiacenti amplificano le voci dei negazionisti e offrono spazio a teorie complottiste, creando un clima di confusione e disinformazione.
  • Politici irresponsabili cavalcano le paure della gente per tornaconto personale, sacrificando il futuro del pianeta sull’altare del consenso immediato.
  • Cittadini disinformati si lasciano convincere da slogan semplicistici e soluzioni illusorie, senza comprendere la complessità della sfida che ci attende.

 

Cosa fare allora? Come contrastare questa febbre che divora l’Europa?

  • Serve un’iniezione di conoscenza, di educazione, di consapevolezza. Bisogna far capire alla gente che il cambiamento climatico non è un complotto, ma una realtà drammatica che ci riguarda tutti. La scuola, i media, le istituzioni culturali e scientifiche devono giocare un ruolo chiave in questo processo di educazione.
  • Serve un dialogo aperto e costruttivo, che sappia ascoltare le paure e le ansie, ma che offra anche soluzioni concrete e realistiche. Non possiamo permettere che il dibattito sul clima sia monopolizzato dal populismo. Dobbiamo creare spazi di confronto inclusivi e democratici, dove le diverse posizioni possano essere ascoltate e discusse in modo civile.
  • Serve una leadership politica forte e responsabile, che sappia guidare il paese verso un futuro più sostenibile e sicuro. I politici hanno il dovere di assumersi la responsabilità di questa sfida epocale e di mettere in atto le misure necessarie per contrastare il cambiamento climatico.

 

 

Perché la febbre del populismo climatico può essere debellata solo con un impegno collettivo, con un’alleanza di cittadini, scienziati, politici e media che si uniscono per difendere la salute del pianeta e il futuro delle nuove generazioni. 

 

In gioco non c’è solo il clima, ma la nostra stessa sopravvivenza.

 

P.S.: Se vi capita di incontrare un populista climatico, non perdete tempo a discutere. Fategli semplicemente ascoltare il canto delle cicale in un’afosa giornata.

 

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