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Persone giovani e povertà energetica: una crisi invisibile

Persone giovani e povertà energetica: una crisi invisibile

Mentre il costo dell’energia continua a salire, sempre più persone giovani si ritrovano intrappolate in abitazioni troppo fredde o troppo costose da riscaldare. Un problema spesso nascosto dietro numeri e statistiche, ma che rischia di compromettere il futuro di un’intera generazione. Scopri perché si tratta di un’urgenza e cosa si può fare per affrontarla.

Grafiche di Viola Madau

Povertà energetica in Italia

In Italia 2,36 milioni di famiglie vivono in povertà energetica: non riescono a riscaldare adeguatamente la propria casa o a far fronte alle spese energetiche minime per vivere dignitosamente. Questo fenomeno, spesso nascosto tra le pieghe delle disuguaglianze sociali, ha assunto dimensioni drammatiche negli ultimi anni. Nel 2022, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina il costo dell’energia è aumentato del 71% su base annua, alimentando una vera e propria emergenza sociale.

Il Sud Italia è l’area più colpita: ben 1,2 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà energetica. La Calabria e la Basilicata sono le regioni più vulnerabili, dove una fetta significativa della popolazione affronta quotidianamente difficoltà nell’accesso a servizi essenziali come il riscaldamento. Queste disparità territoriali mettono in luce l’urgenza di politiche mirate e investimenti strutturali per garantire equità energetica e sostenibilità sociale.

Cosa c’entrano i giovani con la povertà energetica?

La povertà energetica non riguarda solo persone anziane o famiglie numerose, ma colpisce in modo sempre più evidente chi è più giovane, in particolare studenti fuori sede e lavoratori precari. Le persone più giovani spesso abitano in case in affitto che sono poco isolate termicamente, con impianti obsoleti e bollette energetiche insostenibili. Secondo uno studio della ONG Generation Climate Europe (GCE), il 60% delle persone giovani in Europa esprime preoccupazione riguardo alla capacità di soddisfare le proprie esigenze energetiche fondamentali, come riscaldamento, raffreddamento, illuminazione e alimentazione degli elettrodomestici.

L’aumento dei costi dell’energia si è abbattuto su chi ha minori risorse economiche e nessuna possibilità di migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione: interventi come la sostituzione degli infissi o l’installazione di pompe di calore rimangono fuori portata per molte persone giovani, specialmente se vivono in affitto, dove non hanno voce in capitolo sulle scelte strutturali dell’immobile.

A questa situazione si aggiunge una significativa carenza di dati specifici sulla povertà energetica tra le persone giovani, ostacolando la progettazione di politiche pubbliche efficaci e mirate. L’assenza di statistiche disaggregate per età e condizione abitativa rende invisibile una fascia di popolazione sempre più esposta alla vulnerabilità energetica.

I bonus energetici introdotti dal governo spesso non raggiungono chi ne ha bisogno, perché i criteri di accesso non considerano le forme abitative e lavorative più precarie. Le persone che vivono in autonomia sono spesso escluse dai benefici, nonostante si trovino in una condizione oggettiva di vulnerabilità energetica.

Cosa si può fare?

Affrontare la povertà energetica tra le persone giovani non è solo una questione di giustizia sociale, ma un passaggio essenziale per rendere la transizione ecologica davvero sostenibile e inclusiva. Servono politiche integrate, che superino l’idea che l’accesso all’energia sia solo un problema tecnico o economico. È necessario un approccio sistemico, capace di considerare le specificità generazionali, abitative e lavorative dei più giovani.

Ecco alcune misure concrete:

1. Educazione energetica e partecipazione

Le generazioni più giovani devono poter comprendere e gestire in modo consapevole i propri consumi, ma anche contribuire alla definizione delle politiche energetiche. Per farlo, servono risorse informative accessibili e percorsi di educazione specifici, a partire dalle scuole e dalle università.

2. Bonus più accessibili

Oggi molte persone restano escluse dai bonus energetici a causa di criteri rigidi, come l’intestazione del contratto o il valore ISEE. È necessario rivedere i requisiti, includendo anche chi vive in affitto senza contratto intestato, chi ha un lavoro precario o convive in forme non registrate.

3. Coinvolgere i proprietari nelle riqualificazioni

Poiché molte persone non hanno la possibilità di intervenire direttamente sugli immobili in cui abitano, è fondamentale incentivare chi possiede le abitazioni a migliorarne l’efficienza energetica, ad esempio attraverso detrazioni fiscali legate alla messa in affitto a canoni accessibili.

Al tempo stesso, si possono introdurre obblighi graduali di adeguamento nei contratti di locazione, come già avviene in paesi europei come nei Paesi Bassi.

4. Più edilizia pubblica efficiente

La scarsità di alloggi pubblici accessibili è una delle cause strutturali della povertà energetica. Servono investimenti in nuove case sociali efficienti, con una quota riservata alle giovani generazioni, e criteri di equità generazionale nella pianificazione urbana.

5. Mappatura e intervento a livello locale

La povertà energetica giovanile è spesso invisibile e legata al contesto territoriale. Università e Comuni possono avere un ruolo chiave, realizzando indagini mirate e attivando sportelli locali che offrono consulenza gratuita su risparmio energetico, bonus e diritti abitativi. Progetti pilota tra atenei, municipi e associazioni studentesche possono fare da apripista.

Conclusioni

Insomma, la povertà energetica rappresenta una crisi silenziosa ma profondamente reale che colpisce milioni di famiglie italiane, e in modo sempre più evidente le nuove generazioni. Le persone più giovani, spesso precarie e costrette ad abitare in case poco efficienti, si trovano intrappolate in una spirale che limita non solo il loro benessere quotidiano, ma anche le loro opportunità di crescita e autonomia.

Ignorare questa emergenza significa rischiare di lasciare indietro una parte fondamentale della società, aggravando le disuguaglianze sociali e rallentando il cammino verso una transizione ecologica giusta e inclusiva.

Solo così sarà possibile rendere reale il diritto a un’abitazione dignitosa, efficiente e accessibile per tutte le persone, accompagnando le nuove generazioni verso un futuro più equo e sostenibile.

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  • Giulia Di Benedetto è una project manager esperta in energia e sostenibilità, che collabora con no-profit, aziende e istituzioni per costruire un accesso all’energia più equo. Si impegna con passione per supportare chi rischia di restare indietro — donne, anziani, giovani e comunità vulnerabili — promuovendo una transizione energetica inclusiva, centrata su persone e ambiente, attraverso soluzioni innovative e partecipate.

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