Disaster Risk Reduction

Prevenire è meglio che curare: la Disaster Risk Reduction (Riduzione del Rischio da Disastri)

Di Mattia Battagion

 

Noi esseri umani siamo creature altamente imperfette e poco longeve: fatichiamo spesso ad agire razionalmente pur riconoscendo le conseguenze disastrose di alcune nostre decisioni. Materie come l’economia comportamentale cercano di analizzare le cause delle nostre scelte, che variano molto a seconda dell’ambiente e delle circostanze; su un aspetto però siamo tutti molto simili: tendiamo a sovrastimare il breve termine sottostimando, e di parecchio, il futuro più distante. Per una mera questione di vicinanza temporale, infatti, la nostra mente ci induce a preoccuparci molto di più di dove andremo in vacanza il prossimo inverno che di una possibile estinzione di massa.

C’è un problema: il cambiamento climatico in atto sta aumentando la portata dei danni causati da disastri, generando ulteriori scosse al già instabile equilibrio socio-economico. Nel frattempo, la brevità dei cicli elettorali e la diffusione capillare dei social media spingono sempre di più verso una politica dell’immediato. Questa costante battaglia per raccogliere consensi non permette quindi di lavorare efficientemente per obiettivi di lungo termine; non stupisce perciò che misure di prevenzione come la Disaster Risk Reduction (Riduzione del rischio da disastri) non siano mai ai primi posti nell’agenda di governo.

 

Ma cos’è la Disaster Risk Reduction, spiegata terra terra?

La Disaster Risk Reduction è una disciplina che mira a ridurre gli impatti dei disastri utilizzando un approccio sistemico: identificando (e proteggendo) dunque i settori produttivi più a rischio, le zone geografiche più instabili e le fasce di popolazione più vulnerabili. Le Nazioni Unite la definiscono come “la pratica di ridurre i rischi di disastri […] anche attraverso una riduzione dell’esposizione ai pericoli, della vulnerabilità di persone e proprietà, una gestione lungimirante del territorio e dell’ambiente e una migliorata preparazione ad eventi avversi”

Per disastro si intende l’improvviso verificarsi di un pericolo di origine umana o, più interessante per noi che ci occupiamo di cambiamento climatico, di origine naturale, che causa enormi perdite di vite umane e proprietà. Questi pericoli spaziano da incidenti in centrali nucleari o petrolchimiche a fenomeni naturali quali terremoti, frane, tsunami. Importante da sottolineare è il fatto che la gravità di un disastro non è intrinseca all’evento, ma dipende dall’impatto che quel pericolo avrà sulla società. L’impatto in termini di perdite dipende essenzialmente dalle scelte che abbiamo fatto in passato: dalla struttura del nostro sistema sociale alle tecniche agricole utilizzate fino a dove abbiamo costruito acquedotti, reti elettriche e case. 

Disaster Risk Reduction

La gravità di un disastro come una pioggia torrenziale dipende anche dal luogo colpito: in città i danni saranno probabilmente maggiori che altrove, a causa dell’alta densità di infrastrutture

 

Oltre ai danni fisici, come la distruzione di raccolti e abitazioni, i fenomeni naturali e la degradazione del territorio causano danni ingenti alla salute delle persone, aumentando la possibilità di diffusione di malattie infettive e consumando, nel lungo termine, risorse essenziali per lo sviluppo sociale ed economico di un paese. Per questo, la DRR si concentra su quattro azioni principali: mitigazione, preparazione/prontezza, risposta, recupero/ripresa.
La mitigazione e la preparazione sono entrambe misure che vengono attuate prima che il disastro avvenga. Mentre la mitigazione comprende misure di medio e lungo termine, come l’analisi dei rischi e il mantenimento delle infrastrutture, che riducono la portata di eventuali danni, la preparazione mira a sviluppare piani di azione che, prima del disastro, insegnino ad essere preparati ad affrontarlo nel migliore dei modi: programmi di evacuazione, campagne di sensibilizzazione, sistemi di allerta precoce.
Le misure di risposta e ripresa riguardano invece attività che vengono portate avanti durante e dopo che il disastro è avvenuto. Durante la fase di risposta il principale obiettivo è mettere in salvo più persone possibile: include l’evacuazione, la fornitura di servizi primari di emergenza (alimenti, rifugio sicuro, controlli medici) e prevede il coordinamento iniziale degli sforzi e aiuti/fondi locali e internazionali. La fase di ripresa riguarda infine tutte le attività non vitali ma necessarie affinché i danni del disastro non si espandano nel lungo termine. Attività come la consulenza psicologica, la ricostruzione di case, misure fiscali ed economiche che possano aiutare le vittime ad uscire da un’ottica di emergenza e tornare “alla vita normale”. Quest’ultima fase, seppur a volte trascurata, è invece fondamentale per rafforzare la resilienza delle infrastrutture e dare speranza alle vittime del disastro.

 

L’importante relazione tra DRR e Cambiamento Climatico

L’interesse per la DRR sta crescendo a livello istituzionale anche a causa degli effetti che il cambiamento climatico sta avendo sulla sicurezza umana. Il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) definisce l’adattamento come l’insieme delle strategie che rispondono al rischio dei cambiamenti climatici, presenti e futuri, in un modo che non solo riduca la vulnerabilità e i conflitti ma getti le basi per creare un futuro più sostenibile e resiliente. Si può notare, da questa definizione, grande affinità con le pratiche legate alla Disaster Risk Reduction. Il rischio di eventi meteorologici estremi più frequenti, intensi o imprevedibili associati all’aumento della temperatura globale implica infatti la necessità di rinnovare l’attenzione verso le modalità attraverso cui la DRR e le strategie di adattamento interagiscono per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

 

Non tutta l’Italia è pronta ad affrontare i disastri allo stesso modo: in questa mappa vediamo come alcune zone (in rosso) siano chiaramente meno resilienti di altre (in verde). Fonte: Constructing a comprehensive disaster resilience index: The case of Italy. Fig.9, page 15. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0221585

L’adattamento al cambiamento climatico può avere nella DRR un prezioso alleato nel rispondere alle incognite che il cambiamento climatico sta portando: come verranno influenzate la capacità degli individui e delle comunità di rispondere a fattori multipli di stress? In che modo i cambiamenti graduali nel clima influiranno sulla capacità delle persone di essere preparate all’arrivo di disastri? Le necessità e i valori delle persone variano molto da paese a paese: come integrare questa diversità nell’adattamento al cambiamento climatico e nelle strategie di riduzione del rischio di disastri? Infine, il multilateralismo e la sicurezza internazionale: quali saranno le soluzioni più efficaci per far fronte a problemi sempre più interconnessi e globali in un mondo ancorato saldamente al sistema di stati e confini nazionali?

La collaborazione tra le strategie di adattamento e la Disaster Risk Reduction sarà di fondamentale importanza per far fronte all’aumento di eventi estremi: sia per lo sviluppo di tecniche di prevenzione che prendano in considerazione tutti gli strati sociali ed economici, sia per applicare quelle tecniche in maniera efficace all’interno delle diverse aree geografiche. La DRR sarà dunque essenziale per ridurre la vulnerabilità umana al rischio, ma anche per superare l’approccio basato sull’emergenza, che ci porta a riconoscere i pericoli solo a disastro avvenuto. Trasformando così i rischi in opportunità e imparando a convivere responsabilmente con l’imprevedibile, abilità essenziale in un clima che cambia.

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