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Primavera di protesta: da FFF a Extinction Rebellion

Una manciata di giorni fa, il 24 maggio, 1.594 città in tutto il mondo hanno visto le proprie strade affollarsi di tantissimi giovani che vogliono far sentire la propria voce contro il cambiamento climatico. Si tratta del secondo sciopero mondiale per il clima, che segue la prima protesta globale tenutasi lo scorso 15 marzo. Riflettendo su questi numeri, ci piace ricordare come il movimento dei Fridays for Future sia nato grazie ad una ragazzina svedese, che per mesi ha protestato davanti al parlamento del suo Paese contro l’inazione climatica. In pochi mesi la protesta solitaria di una sedicenne ha coinvolto a 150 Stati in tutto il mondo, facendo emergere un sentimento di riscatto che, fino a pochi mesi fa, era latente nelle nostre coscienze.

Da dove viene , esattamente, questo sentimento? Principalmente dal fatto che rimangono solo undici anni per evitare di raggiungere un punto di non ritorno e andare incontro a un vero e proprio disastro climatico. Se non saremo in grado di fare scelte politiche coraggiose per frenare il cambiamento climatico, e di farle in tempi brevi, le perdite in termini di biodiversità, stabilità climatica, inquinamento, saranno molto più che significative, e avranno conseguenze severe anche per la nostra specie. Un taglio deciso delle emissioni di gas serra è necessario per evitare l’aumento di siccità, inondazioni ed altri eventi climatici estremi che mettono a serio rischio gli insediamenti umani. A ricordarcelo, negli ultimi mesi, sono stati diversi studi di alcuni tra i più importanti centri di ricerca del mondo, così come le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite e le innumerevoli catastrofi che continuano a colpire diverse regioni del mondo. Di tutta risposta, ogni venerdì, milioni di giovani in tutto il mondo continuano a scendere in piazza per chiedere ai propri governi di fare ciò che è necessario per tenere l’innalzamento delle temperature entro il grado e mezzo stabilito dall’Accordo di Parigi.

Fridays for Future ed Exctintion Rebellion: una protesta senza precedenti

Fin dall’inizio, la protesta dei Fridays for Future è stata caratterizzata dalla sua originalità e dalla sua capacità di andare oltre le appartenenze politiche e culturali. Nonostante questo, o forse proprio in forza di questo, negli ultimi mesi la protesta ha raggiunto numeri impensabili fin dalla sua nascita. Durante la finale della Coppa Svizzera di calcio, alcuni giovani hanno invaso il campo con gli striscioni del movimento. A Gerusalemme, più di 500 studenti israeliani e palestinesi hanno marciato insieme, dimostrando che la crisi climatica riguarda tutti e richiede l’impegno di tutti, al di là di bandiere, schieramenti e interessi privati.

In Italia, alla vigilia della manifestazione del 24 maggio, diversi insegnanti (#TeachersForFuture) hanno lanciato un appello alla mobilitazione, incoraggiando gli studenti a partecipare e le scuole a sostenerli, diventando più verdi e sostenibili. Intanto, nel mese di aprile, Greta Thunberg è passata dall’Italia, patecipando a eventi in Vaticano, in Senato e in Piazza del Popolo. In occasione di quest’ultimo evento, i Fridays for Future italiani sono riusciti a realizzare un palcoa pedali”, la cui alimentazione elettrica è stata garantita da 120 ciclisti, grazie a biciclette collegate ai generatori.

Una delle storie più originali di questa primavera per il clima è poi quella inglese. Per undici giorni, il movimento Extinction Rebellion (XR), nato nel 2008 e formato principalmente da adulti, ha bloccato la città di Londra sdraiandosi agli incroci, incollandosi alle metropolitane e formando catene umane sui ponti della capitale per chiedere al governo un impegno concreto in materia di riduzione delle emissioni. Nonostante i numerosi arresti (tra cui un uomo di 83 anni, a riprova che la crisi climatica non è solo una questione “dei giovani”) e un dispiegamento di polizia non indifferente, il governo inglese non è riuscito a fermare la protesta – vastissima e assolutamente pacifica, che si è conclusa con un incontro con I Fridays for Future e la stessa Greta Thunberg, dopo undici giorni di sit-in, musica e assemblee in piazza.

Il 24 maggio a Napoli – foto di Antonia Pacelli

Dalle proteste alle istituzioni: l’emergenza climatica

Torniamo però a noi, e all’impatto che le proteste possono avere sull’agenda politica dei Paesi. Se le insistenti proteste dei Fridays for Future e di Extinction Rebellion non sono ancora riuscite a cambiare le politiche energetiche e produttive, i disordini creati in Inghilterra hanno però portato l’intero Paese a dichiarare l’emergenza climatica. Il primo maggio, infatti, la Camera dei comuni britannica ha approvato una mozione presentata dall’opposizione laburista che dichiara lo stato di “emergenza climatica”. Decisioni simili sono state prese in Scozia, Galles, Irlanda e Catalonia.

L’emergenza climatica è un’iniziativa dall’elevato valore simbolico, che presuppone l’adozione di misure concrete per arginare la crisi climatica, seppur senza un obbligo legale. E’ stata dichiarata per la prima volta a dicembre dal Sindaco di Londra, per poi espandersi a numerose altre città inglesi e ad alcune università del paese, come quella di Bristol. Ad oggi 594 amministrazioni locali in tutto il mondo, dal Canada alla Svizzera, dalla Nuova Zelanda alla Germania, hanno dichiarato l’emergenza climatica.

In Italia, il primo comune a dichiarare emergenza climatica è stato quello di Acri, in Calabria, seguito a stretto giro da Milano. Intanto, la mozione è stata presentata anche al comune di Torino. Inoltre, diverse scuole in tutta la penisola hanno scelto di dichiarare lo stato di emergenza e di impegnarsi nella riduzione del proprio impatto ambientale, e una petizione di cittadini a livello nazionale chiede che anche l’Italia dichiari lo stato di emergenza climatica e si impegni ad intraprendere politiche lungimiranti che mettano il riscaldamento globale in cima all’agenda politica.

Perché l’emergenza climatica, che nella pratica non ci obbliga a compiere nessun atto concreto, costituisce però un atto tanto importante nell’ottica della questione climatica? Perché ci fa capire che la cosa ci riguarda tutti: ci fa vedere il problema come qualcosa di più di una semplice questione marginale, suonando un campanello di allarme che spinge a chiedere cosa, in effetti, stia cambiando tanto da portare a dichiarare uno stato di emergenza.

Ed è vero, il clima ci riguarda tutti, non solo i giovani. La crisi climatica riguarda gli agricoltori italiani che devono affrontare perdite economiche a causa di siccità e alluvioni, così come il popolo del Mozambico colpito dal ciclone Kenneth, e così via. E poiché ci riguarda, è necessario che la protesta climatica si faccia sentire ancora più forte, maturando una conoscenza profonda del tema in questione. Ma non solo. Per incrementare il significato profondo di questa protesta, è anche necessaria una forte partecipazione degli adulti. Perché, come dicono I Fridays for Future, “questa non è la responsabilità di una sola generazione, bensì la responsabilità dell’umanità intera”. E allora venerdì 20 settembre, alla vigilia del Climate Action Summit, avrà luogo il terzo sciopero globale, che durerà una settimana, e cercherà di coinvolgere cittadini di tutte le età e di tutti i paesi.

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