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Vulnerabilità al cambiamento climatico, disuguaglianze e impatti sul benessere delle comunità

Vulnerabilità al cambiamento climatico, disuguaglianze e impatti sul benessere delle comunità

Il cambiamento climatico si manifesta attraverso fenomeni di diversa natura, i cui impatti influiscono sulla vulnerabilità delle comunità sociali che vi sono esposte.

di Federica Cappelli

Cos’è la vulnerabilità al cambiamento climatico?

Per comprendere appieno gli effetti del cambiamento climatico e il rischio di eventi climatici estremi, è necessario fare luce sul concetto di vulnerabilità delle comunità sociali. Fino ai primi anni 2000 infatti, tale concetto era concepito soltanto in relazione ai danni fisici prodotti dal cambiamento climatico, la cui gravità era dettata esclusivamente dal livello di esposizione agli eventi climatici estremi.

 

Di conseguenza, le diverse entità dei danni subiti dai vari individui o gruppi sociali trovavano una spiegazione nelle caratteristiche geografiche e climatiche proprie delle località colpite da eventi climatici estremi. Più recentemente, diversi studi hanno osservato come, a fronte di un livello di esposizione simile a tali eventi climatici estremi, alcuni individui subivano conseguenze peggiori di altri, evidenziando così diversi livelli di vulnerabilità. L’attenzione si è dunque spostata sulla capacità individuale di rispondere ai rischi climatici, la quale può sia mitigarne che esacerbarne gli effetti, a seconda di fattori di natura sociale e istituzionale. Il risultato è che la vulnerabilità al cambiamento climatico viene adesso concepita come un costrutto sociale.

 

Questa stessa linea di pensiero è stata seguita nei report dell’IPCC in cui, a partire dal report del 2014, il rischio climatico è dato, in definitiva, dalla co-esistenza di due fattori: la presenza di una comunità nel luogo in cui si verifica un evento climatico estremo (esposizione), e la vulnerabilità di tale comunità a tale evento. Uno studio recente del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) ha analizzato i diversi scenari che si prospettano per l’Italia in questa prospettiva ed evidenzia come il rischio di eventi climatici estremi nel nostro Paese sia aumentato del 9% negli ultimi vent’anni.

 

Vulnerabilità e disuguaglianze: non solo una questione di reddito

In un concetto di vulnerabilità concepita come costrutto sociale, le relazioni di potere (economico, politico-sociale e istituzionale) tra i vari membri di una comunità assumono un ruolo fondamentale nel determinare i diversi livelli di rischio climatico presenti al suo interno. Nelle società altamente diseguali la vulnerabilità degli individui appartenenti alle classi più svantaggiate è sensibilmente maggiore, sia a causa di un aumento della sensibilità ai rischi climatici che di una minore capacità di adattamento. La maggiore sensibilità ai rischi climatici è dovuta alle ridotte possibilità che hanno i più poveri di scegliere dove vivere, essendo costretti a optare per edifici più economici e spesso meno sicuri, oppure per località maggiormente esposte ai rischi climatici.

 

La minore capacità di adattamento, invece, può essere dovuta sia alle condizioni personali, quali il reddito e l’esclusione sociale, che limitano l’accesso a misure di prevenzione adeguate, sia a fattori istituzionali, che non garantiscono l’accesso a tali misure alle classi svantaggiate. Le disuguaglianze appena evidenziate non sono una prerogativa soltanto dei paesi in via di sviluppo, come potremmo essere portati a pensare. Uno studio del 2017 dimostra infatti come, anche negli Stati Uniti, la distribuzione dei danni riflette esattamente la distribuzione dei redditi, con gli stati più ricchi colpiti solo marginalmente e quelli più poveri che hanno subito i maggiori danni dovuti ai disastri climatici. 

 

Tuttavia, la disuguaglianza di reddito non è il solo fattore da considerare nel campo della vulnerabilità al cambiamento climatico. Hanno infatti un ruolo chiave anche le cosiddette “disuguaglianze orizzontali” tra diversi gruppi di popolazione. Esempi di disuguaglianza orizzontale sono, tra gli altri, la disuguaglianza di genere, di etnia, di età, o quella tra caste in paesi come l’India. Ad eccezione delle disuguaglianze legate all’età, dipendenti da fattori biologici che rendono alcuni individui (soprattutto bambini e anziani) più vulnerabili alle condizioni climatiche estreme, tutte le altre tipologie di disuguaglianze orizzontali sono legate a fattori sociali e istituzionali.

 

La cronaca degli ultimi anni è ricca di esempi di vulnerabilità differenziate tra diversi gruppi sociali. Nel caso dell’uragano Katrina del 2005, ad esempio, gli afroamericani hanno subito sia impatti maggiori rispetto ai bianchi, dovuti al fatto che in molti abitavano le zone costiere della città di New Orleans (molto più economiche rispetto al resto della città ma anche molto più esposte ad eventi tipo uragani e inondazioni), che processi di recupero e ricostruzione iniqui all’indomani dell’uragano. 

 

Inoltre, in molti casi diverse tipologie di disuguaglianza orizzontale si sommano, andando a determinare delle differenziazioni nella vulnerabilità ancora maggiori. È il caso, ad esempio, di alcuni paesi in cui le differenze di genere sono legate anche a motivi religiosi, culturali o di casta, che possono addirittura ostacolare la possibilità delle donne di evacuare nel caso di eventi estremi in assenza del capofamiglia maschio. 

 

Effetti sul benessere della comunità

La vulnerabilità al cambiamento climatico può compromettere il benessere di una comunità su diversi livelli, come l’aggravamento dell’insicurezza alimentare, l’insorgenza di problemi di salute, lo scoppio di conflitti armati e le migrazioni. 

 

Nel caso dell’insicurezza alimentare, il cambiamento climatico può incidere in diversi modi, come una riduzione dei raccolti a causa dell’alterazione del ciclo stagionale o di eventi climatici estremi e, per gli stessi motivi, può causare un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Il quinto Assessment Report (AR5) dell’IPCC evidenzia inoltre come gli effetti del cambiamento climatico sul settore agro-alimentare non saranno distribuiti equamente su tutte le latitudini, ma che ce ne saranno alcune in cui anche lievi aumenti di temperatura potrebbero avere impatti enormi sulla produzione agricola, rischiando di compromettere la sicurezza alimentare di migliaia di individui.

 

Di conseguenza, un aumento dell’insicurezza alimentare comporterebbe anche gravi problemi di salute legati alla malnutrizione e alla scarsa qualità del cibo. Oltre a questi, il cambiamento climatico ha anche altri effetti diretti sulla salute umana, tra cui un aumento delle malattie virali e di quelle trasmesse dall’acqua, morbilità e mortalità legate al calore, lesioni in seguito ad eventi meteorologici estremi, malattie cardiovascolari e polmonari da inquinamento dell’aria, aumento degli allergeni a causa della scarsa qualità dell’aria. Anche in questo caso, la gravità di questi impatti riflette i diversi livelli di vulnerabilità: le famiglie svantaggiate possono non permettersi l’aria condizionata d’estate o i riscaldamenti d’inverno, così come alcuni individui possono essere più esposti ad eventi estremi a causa del lavoro in cui sono impiegati o perché non possiedono una casa.

 

Altri impatti sul benessere di particolare rilevanza sono legati allo scoppio di conflitti armati e alle migrazioni di massa. La scarsità di alcune risorse fondamentali, come l’acqua e i raccolti agricoli, indotta dal cambiamento climatico, è una delle principali fonti di tensioni e conflitti per il controllo di queste risorse. Diversi studi hanno identificato le dure condizioni di siccità che hanno colpito la Siria durante gli ultimi anni come uno dei fattori scatenanti del deterioramento delle condizioni economiche del paese e che, di conseguenza, hanno portato all’esplosione del conflitto ancora in corso.

 

Infine, nei paesi in cui le condizioni climatiche diventano estreme, o in cui il cambiamento climatico ha provocato gli impatti sul benessere appena descritti, gran parte della popolazione può essere costretta ad emigrare in cerca di condizioni di vita migliori. Su quest’ultimo punto rimandiamo ad un articolo recente di Duegradi, in cui abbiamo approfondito la questione dei rifugiati climatici.

 

Data la maggiore frequenza e intensità con cui si prevede si verificheranno gli eventi climatici estremi negli anni a venire, la vulnerabilità di alcune persone sarà messa a dura prova. È perciò impensabile credere di risolvere la crisi climatica senza agire direttamente anche sulle disuguaglianze, poiché i benefici ottenuti su un fronte potrebbero essere neutralizzati se non si agisce contemporaneamente anche sull’altro. È quindi necessario intraprendere una transizione ecologica considerando anche le questioni relative alla giustizia climatica poiché si possono avere risultati distorti in termini di vulnerabilità: mentre alcuni potrebbero trarre vantaggio da tale transizione, altri ne uscirebbero sempre più vulnerabili.

 

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  • Federica Cappelli

    Federica è ricercatrice in Economia Ambientale presso l'Università di Ferrara. Si occupa in particolare degli impatti socioeconomici del cambiamento climatico e della transizione ecologica.

    Federica Cappelli

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